Antonio Forzieri, Davide Cerri, Alessandro Ghioni
La possibilità di connettersi alla propria rete aziendale mentre si è in viaggio o ci si trova nella sede di partner, clienti e fornitori è una richiesta costante del mondo delle imprese. Per rispondere a questa esigenza di mobilità dei lavoratori, fin dai primi anni novanta sono state sviluppate diverse soluzioni di accesso remoto, in genere basate su connessioni PSTN terminanti direttamente sul NAS aziendale. Questo tipo di accesso è sempre stato considerato relativamente sicuro, poiché è molto complesso (anche se non impossibile) violare l'integrità o la riservatezza di una connessione effettuata attraverso la rete PSTN. Per questo motivo i servizi di sicurezza offerti erano limitati alla sola autenticazione utente e all'autorizzazione che ne consegue.
Ma nell'ultimo decennio abbiamo assistito a una nuova rivoluzione delle comunicazioni: la diffusione della comunicazione mobile. Con lo sviluppo delle reti GPRS, UMTS e Wi-Fi ci troviamo oggi di fronte a un nuovo scenario che promette di rivoluzionare ancora una volta la qualità e la quantità degli accessi sicuri alle reti aziendali. L'evoluzione dei telefoni cellulari, dei computer portatili e dei PDA, unita alla sempre maggiore disponibilità di interfacce di rete dual-standard, spingono infatti a studiare sistemi di comunicazione che permettano lo sviluppo di MVPN (Mobile Virtual Private Network): si tratta di un particolare scenario di accesso remoto sicuro in cui il dispositivo deve essere in grado di cambiare il proprio indirizzo IP senza perdere la connettività con la propria rete aziendale. Quello che stiamo considerando è lo sviluppo di sistemi che permettano, ad esempio, di accedere alla rete aziendale mediante una connessione Wi-Fi, disponibile presso un albergo o in aeroporto e, senza mai disconnettersi, mantenere l'accesso attraverso la rete UMTS o la rete GPRS (per esempio viaggiando in taxi).
È chiaro che lo scenario descritto riunisce insieme sia le problematiche connesse all'accesso remoto sicuro attraverso Internet sia quelle della mobilità IP. I requisiti che impone sono molteplici e complessi: si va dalla gestione dinamica dell'autenticazione dei due interlocutori (l'utente che richiede l'accesso e il gateway della rete aziendale) all'instaurazione di un canale sicuro, dalla configurazione di politiche di sicurezza alla gestione automatica ed efficiente della mobilità. Utilizzando IPsec per la connessione sicura, un cambiamento dell'indirizzo IP dell'utente remoto, causato da un suo spostamento, provoca un ``disallineamento'' tra le security association (nelle due direzioni della comunicazione) presenti tra l'host remoto e il gateway, impedendo la corretta comunicazione tra i due.
Un'altra soluzione consiste allora nel combinare un protocollo che gestisca la sicurezza (IPsec) con uno che gestisca la mobilità (Mobile IP), tuttavia in questo caso si ha un overhead elevato sui pacchetti dati, dovuto alla presenza di due tunnel (il tunnel IPsec e il tunnel Mobile IP) anziché di uno solo. Questa soluzione lascia inoltre esposte alcune informazioni sull'identità del nodo (home address) che sarebbe invece opportuno proteggere.
Il problema della mobilità rimane quindi comunque aperto: una possibile soluzione, su cui si sta lavorando anche al Cefriel (Politecnico di Milano), consiste nell'integrare la gestione della mobilità all'interno del protocollo IKE. Si vuole cioè permettere ad IKE di traslare il punto terminale del tunnel sicuro (cioè della security association), in modo da mantenere la connessione sicura anche dopo un cambiamento di indirizzo IP. Tale funzionalità potrebbe inoltre essere sfruttata in altri contesti, ad esempio per permettere una comunicazione sicura (utilizzando IPsec) tra due host entrambi mobili. È importante notare che una soluzione di questo tipo è limitata al solo protocollo di scambio delle chiavi (IKE) e non intacca l'architettura IPsec; è quindi poco ``invasiva'' e sufficientemente semplice da essere realizzabile e utilizzabile in tempi brevi.