società

Immobile

Sono in Italia, tornato a Lodi ieri sera per qualche giorno, dopo ormai alcuni mesi di assenza. Sul volo da Francoforte a Linate, leggendo il Corriere, mi sono imbattuto in un articoletto dove Beppe Severgnini, parlando degli italiani all'estero, dice:

Confesso d'aver sviluppato, nel tempo, una certa ammirazione per questi connazionali che hanno saputo mettersi in gioco. Non occorre occuparsi di crimini contro l'umanità; e l'espatrio, in sé, non è un eroismo: con una laurea in legge, è forse più dura salire le scale di un tribunale di provincia, e mettersi in attesa in un corridoio. Ma partire, spesso, aiuta a capire cos'abbiamo dentro. Un mattino bisogna chiuder la valigia e andare in aeroporto; rinunciando al cappuccino nel bar sotto casa, ed è vita anche quella.

Non sono tutti Conrad, gli Italians che incontro nel mondo. Ma in faccia, quasi sempre, gli leggo l'ansia sconfitta e l'eccitazione della vita diversa. L'Italia è bella, ma immobile. Sembra di vivere sempre lo stesso giorno, come Bill Murray in "Ricomincio da capo" (Groundhog Day). Lo scandalo sessuale, il ministro inquieto, il magistrato accusato, il Cavaliere in diretta telefonica, il Pd che cerca un'anima e un leader: da 15 anni, siamo sempre lì. Intanto il mondo corre, e qualcuno – età giusta, spirito adatto – decide di saltare a bordo.

Appena sceso dall'aereo, a Linate trovo bagni malmessi e maleodoranti, e i soliti tassisti (abusivi?) che tentano di accalappiarti all'uscita. No, non sentivo proprio nessuna nostalgia dell'Italia. E ormai, da fuori, non mi arrabbio più. E penso sia un bene, alla fin fine.

Il ritorno della 500 (e non solo...)

Le automobili non mi interessano e non ne capisco nulla, ma la tanto pubblicizzata uscita della nuova Fiat 500 mi ha ricordato dei versi di Michele Serra relativi a quando (inizio anni '90) la Fiat già riutilizzò il nome Cinquecento per una nuova vettura. Eccoli:

L'italiano, cuor contento
sale sulla Cinquecento
e si accorge che il passato
per incanto è ritornato!
Mario Riva e il Musichiere
Mario Scelba e le galere
Mario Corso nello stadio
Mario Pio dentro la radio:
che magia, che emozione
questa gran restaurazione!
si ritorna all'obbedienza
al decoro alla pazienza
alla Patria e al focolare
alla pace familiare.
Si riaprono i bordelli
che consolano gli uccelli
maltrattati dalle triste
rivoltose femministe.
Un figliolo militare
fidanzata l'altra figlia
qualche rata da pagare
la domenica in famiglia.
Spose o vergini le donne
obbedienti gli scolari
i nipoti con le nonne
il latino sugli altari.
Rispettare i superiori!
Obbedire ai genitori!
Il divorzio cancellato!
Basta con il sindacato!

L'italiano pensieroso
si destò da quel sognare
tornò all'oggi nebuloso
e decise il suo daffare:
esclamò con forte accento
"Vaffanculo, Cinquecento".

— Michele Serra, Poetastro – Poesie per incartare l'insalata

Beh, il latino sugli altari è proprio appena tornato...

La Chiesa e il terrorismo

Dal palco del concerto del 1° maggio uno dei conduttori, tale Andrea Rivera (che io personalmente non avevo mai sentito nominare), ha pronunciato qualche battuta contro il Papa e la Chiesa. Si può essere d'accordo oppure no, si può pensare che fossero uscite fuori luogo, si può pensare che il personaggio fosse in cerca di pubblicità.

L'episodio non meriterebbe particolare attenzione, se non fosse che l'Osservatore Romano in proposito ha commentato:

È terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. È terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell'amore, l'amore per la vita e l'amore per l'uomo. È vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt'altro mestiere.

Io trovo queste parole veramente disgustose, e penso che Oltretevere qualcuno si dovrebbe vergognare. Il terrorismo, quello vero, ha provocato e continua a provocare migliaia di morti innocenti. Un comico che critica la Chiesa dal palco di un concerto non può essere messo sullo stesso piano, non può essere definito "terrorista" solo perché critica il Papa.

Ma a parte l'assurdo uso della parola terrorismo, io non ne posso veramente più della continua e arrogante interferenza del Vaticano sulle questioni politiche e sociali del nostro Paese, e soprattutto dell'atteggiamento con cui viene esercitata. La Chiesa vuole dire la sua? Va bene, siamo uno Stato democratico e ciascuno ne ha il diritto, ma in questo modo la Chiesa fa politica e allora ne deve accettare le regole: così come posso criticare o fare satira su Prodi e Berlusconi, su D'Alema e Fini, sul Partito Democratico e Forza Italia, allo stesso modo rivendico il diritto di criticare e fare satira sul Papa e sulla Chiesa. Se è possibile fischiare in piazza il Presidente della Repubblica, deve essere possibile fischiare anche il Papa: libero fischio in libero Stato. E invece no, attaccare la Chiesa è terrorismo, perché la Chiesa "parla sempre in nome dell'amore" (questa a me fa venire in mente solo l'orwelliano Ministero dell'Amore, ma tant'è). La Chiesa parla, critica, alza i toni dello scontro, ma ovviamente pretende di avere sempre ragione e quindi di non poter essere a sua volta criticata, e chi osa attaccarla è un terrorista. Non ritengo questa una posizione accettabile, e nemmeno civile, in uno Stato democratico, laico, e dove per nostra fortuna vigono la libertà di parola e di pensiero. Forse qualcuno ha nostalgia della teocrazia, e del Papa Re.

I PACS e l'Europa

Vedo da una cartina pubblicata oggi dal Corriere della Sera che l'Italia è, insieme con l'Irlanda, l'unico paese dell'Europa occidentale a non prevedere alcun riconoscimento giuridico e alcuna tutela per le unioni di fatto. Mi domando: ma i (purtroppo tanti) politici e religiosi nostrani che strillano contro i PACS che cosa pensano? Che l'Europa sia tutta Sodoma e Gomorra? Ma poi, indipendentemente dal resto d'Europa... se la Chiesa cattolica è contro le unioni civili può benissimo indicare ai suoi fedeli di non avvalersene e attenersi al solo matrimonio, ma perché pretende di imporre questa opinione a tutti? Tra poco chiederanno l'abolizione del divorzio? E il divieto di servire carne nei ristoranti il venerdì?

Stoccarda

Sono stato qualche giorno a Stoccarda, per lavoro, ma con un po' di tempo da dedicare alla visita della città. Dal punto di vista monumentale non c'è molto da vedere, anche perché la città è stata in gran parte ricostruita dopo la guerra; da segnalare il museo Mercedes, aperto qualche mese fa (l'ho trovato piacevole anch'io, che in generale non ho alcun interesse per le automobili...), e la Cannstatter Volksfest, cioè la versione locale dell'Oktoberfest, che fortunatamente era in corso (esperienza divertente). Quello che però secondo me colpisce di un posto del genere è il vedere una città tranquilla, ordinata, fatta di edifici bassi, piena di verde all'interno e circondata da colline verdi (ed è una città industriale, è la sede della Mercedes...), con una rete di mezzi pubblici impressionante... e altrettanto impressionante è vedere le strutture universitarie, le aule, le attrezzature... Tornando a Milano, mi è sembrato di arrivare in uno sgradevole angolo di terzo mondo...

Il Grande Fratello ti guarda

Da Punto Informatico di oggi:

UK, le cam di sicurezza ora parlano ai passanti. Prevengono, osservano e controllano gli atteggiamenti antisociali, a discrezione dei poliziotti che, con dei megafoni, richiamano all'ordine i passanti: vi stiamo guardando, rispettate le norme.

Allucinante.

RFID sul passaporto

Non so come sia la situazione in Italia (penso non abbiano ancora finito di attrezzarsi per i passaporti con la foto digitalizzata), ma in caso anche da noi pensino di mettere un RFID sul passaporto mi associo all'appello di Schneier: rinnovatelo prima di trovarvi un passaporto con incluso il malefico congegno. Il problema degli RFID infatti è che si possono leggere anche a distanza (senza necessità di contatto, come è invece per le comuni smart-card), per cui il proprietario può non accorgersi che qualcuno sta leggendo i dati del suo passaporto. E questo non è per niente desiderabile.

Chi è un hacker?

Il termine hacker è legato al mondo dei computer e delle reti, tanto che compare addirittura nel glossario dei termini di Internet (RFC 1983 - Internet Users' Glossary) con questa definizione:

hacker: A person who delights in having an intimate understanding of the internal workings of a system, computers and computer networks in particular. The term is often misused in a pejorative context, where "cracker" would be the correct term.

Computer e reti sono citati espressamente, ma "in particolare" e non in via esclusiva. Bruce Schneier si spinge più in là, e dà una definizione più ampia e totalmente slegata da quel campo specifico:

A hacker is someone who thinks outside the box. It's someone who discards conventional wisdom, and does something else instead. It's someone who looks at the edge and wonders what's beyond. It's someone who sees a set of rules and wonders what happens if you don't follow them. A hacker is someone who experiments with the limitations of systems for intellectual curiosity.

È forse una definizione un po' provocatoria (come dice lo stesso Schneier nell'articolo dedicato all'argomento, che consiglio di leggere, Galileo era un hacker!), ma credo colga il punto: non si tratta solo di abilità tecnica, ma soprattutto di forma mentis. Consiglio anche un'altra lettura: L'etica hacker e lo spirito dell'età dell'informazione, di Pekka Himanen, pubblicato in Italia da Feltrinelli.

Sicurezza e libertà

Those who would give up essential liberty to purchase a little temporary safety, deserve neither liberty nor safety.

— Benjamin Franklin

Nell'anniversario dell'11 settembre, penso valga la pena di ricordarlo.

Pubblicità blindata

Un articolo su Punto Informatico di oggi racconta che i broadcaster stanno pensando di adottare un marchingegno che impedisca all'utente di cambiare canale (o di mandare avanti velocemente, se è una registrazione) durante la pubblicità. Io rimango veramente stupito del come si possano pensare cose del genere. Capisco che i problemi del cosiddetto "trusted computing" siano ahimè difficilmente comunicabili all'uomo della strada, che non capendo sarà portato ad accettare senza farsi troppe domande, ma questa della pubblicità la capisce chiunque... Poi, avendomi impedito di cambiare canale, faranno il divano che non mi fa andare a pisciare quando c'è la pubblicità (e se proprio mi scappa, che mi perda un pezzo di film)? Io spero proprio che le persone si sveglino e non si lascino trattare come "bestie da consumo"...

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