5 luglio 2011: arrivo a Spalato
Dopo la positiva esperienza dell'anno scorso ho deciso di tornare anche quest'anno in Croazia, dedicandomi però di più alle isole e spingendomi poi fino in Montenegro. Quest'anno la prima tappa è Spalato, dove volo da Innsbruck via Vienna (con la gradita sorpresa di un upgrade in business class sul volo Vienna - Spalato).
L'aeroporto di Spalato è molto piccolo, la coda per il controllo passaporti piuttosto lunga (uffa, viaggiando quasi sempre in area Schengen non ci sono abituato), comunque recupero il mio zaino, prendo un autobus, e verso le 16 sono in città. La sgradita sorpresa è che inaspettatamente piove... va beh, per fortuna ho già visitato Spalato l'anno scorso, e stavolta sono solo di passaggio ripartendo domani mattina per Hvar. Il centro storico di Spalato (patrimonio dell'umanità UNESCO, per metà occupato dal famoso palazzo di Diocleziano) è comunque qualcosa di unico e davvero bello, per cui non mi dispiace farci un giro anche quest'anno.



6 luglio 2011: Hvar (Lesina)
Dopo un giretto mattutino in centro a Spalato, alle 11.30 prendo il catamarano che in circa un'ora porta a Hvar (avevo tentato di fare il biglietto ieri, ma per qualche motivo li vendono solo il giorno stesso). Hvar (in italiano Lesina) è il centro principale dell'isola omonima, nonché una delle località più famose della Croazia. Il centro di Hvar, interamente pedonale, si sviluppa intorno al porto e alla grande piazza di Santo Stefano (dove si trova la cattedrale - Hvar è sede vescovile); è molto bello ed elegante, con case in pietra e palazzi storici. Essendo una delle maggiori destinazioni turistiche del paese, Hvar è ovviamente piena di ristoranti e bar, tuttavia, perlomeno ora (siamo a inizio luglio) direi che si è mantenuta una certa misura, e non c'è nessun effetto Disneyland. Temevo anche che fosse una località molto molto modaiola, e invece la cosa non è eccessiva. Intendiamoci: un po' di Bellaggente c'è, come testimoniato anche dalle barche al molo (non molte per la verità - ma con alcuni esemplari tra i più tamarri della storia - perché i posti sono pochissimi e quindi, immagino, ambiti e costosi), ma in generale direi che la frequentazione è molto variegata (per fortuna, la Croazia non è un posto fighetto). Anche i prezzi, pur non bassi, sono comunque più o meno ai livelli di Spalato (e quindi più bassi che a Dubrovnik). Dalla fortezza spagnola che domina la cittadina si gode di una magnifica vista su Hvar, la sua baia, e le vicine isole Pakleni; vale davvero la pena di salirci, e il percorso non è comunque faticoso. La sera, le tante barche a vela ormeggiate qua e là nella baia hanno le luci in testa d'albero accese, e oscillano come accendini. Un bell'effetto.




7-8 luglio 2011: isole Pakleni
Le isole Pakleni, cioè isole del Diavolo, sono un piccolo arcipelago che si trova di fronte a Hvar, e secondo la guida sono la meta preferita della zona dal punto di vista delle spiagge. Da Hvar ci sono infatti molte barche che fanno servizio "taxi", cioè fanno frequentemente la spola tra la cittadina e le isole vicine trasportando i turisti (il viaggio dura una ventina di minuti).
La prima volta decido di andare sull'isola di Marinkovac (in italiano Forca), prendendo la barca che porta nella località di Stipanska. Qui si trova il Carpe Diem Beach, succursale del bar più famoso (e più costoso, credo) di Hvar, ma di giorno è un posto tranquillo. Fatto il bagno, dopo pranzo mi trovo un bel posto nel bosco dove leggere e sonnecchiare con in sottofondo solo il rumore del mare e delle cicale... quand'ecco un enorme barcone di turisti ormeggiare proprio di fronte a me e far partire musica tunz-tunz a tutto volume. Uhm, meglio che mi cerchi un altro posto.
L'indomani decido di cambiare isola e andare a Sveti Klement (Spalmadora), l'isola più grande dell'arcipelago, e in particolare nella località di Palmižana, dove dovrebbe esserci una spiaggia di sabbia (da queste parti di solito sono tutte rocce, e le spiagge sono una rarità). A Palmižana ci sono un porto turistico e un complesso alberghiero, ed effettivamente c'è una stretta spiaggia che però non mi è piaciuta un granché. L'acqua non è molto limpida; andando verso gli scogli alla fine della spiaggia migliora, ma in compenso è pieno di ricci. Avevo letto che la zona era attrezzata e non mi sono portato nulla da mangiare per pranzo; sulla spiaggia ci sono però ben tre ristoranti tre che servono pasti completi, ma se vuoi un'insalata o un panino ti attacchi. Evidentemente l'idea è che se sei un tipo da panino te lo porti da casa, altrimenti è perché ti va piuttosto una braciola, una grigliata mista, o un filetto al pepe verde. Va beh, prendo un grosso gelato (che in Croazia è sempre buono) e via, e mi rifaccio poi la sera con un'ottima cena.



9 luglio 2011: Hvar e arrivo a Korčula (Curzola)
Oggi mi trasferisco su un'altra isola, da Hvar a Korčula (in italiano Curzola). L'unico collegamento diretto è un catamarano che parte da Hvar alle 18.15 e arriva a destinazione verso le 20; di solito preferisco muovermi al mattino, ma in questo caso non c'è scelta. Dedico allora la mattinata alla passeggiata lungomare che dal centro di Hvar va verso ovest; non l'avevo fatta nei giorni precedenti e scopro che è lunga e molto bella, con tanti bei posti dove fare il bagno (dalle rocce) e acqua limpida e azzurra. Direi che è meglio che andare a Palmižana...
A Hvar, oltre ai turisti locali (diciamo dell'ex Jugoslavia, dato che non sono in grado di distinguerli tra loro), ci sono molti turisti inglesi (ma fortunatamente sembrano piuttosto civilizzati e non molesti come spesso accade), poi una buona quantità di nordici, e infine alcuni italiani, tedeschi e francesi. Prendo un gelato ordinando in inglese, ma il tizio reagisce alla mia pronuncia di "Schwarzwald" (il nome di uno dei gusti) rispondendomi in tedesco. E sì che l'altro gusto era "limoncello"... va beh, facciamo che lo considero un complimento al tedesco che sto tentando di imparare.
La sera, sul catamarano per Korčula e costeggiando Hvar da sud, si vede che l'isola è brulla e perlopiù disabitata, quantomeno da questo lato. Korčula appare decisamente più verde, ma anch'essa largamente disabitata. Anche a Korcula come a Hvar c'è molta gente in giro la sera, ma si nota che l'ambiente è molto meno modaiolo; ci sono anche parecchi gatti: alcuni saranno forse randagi, ma altri sembrano decisamente troppo pasciuti per esserlo. I prezzi sono nettamente più bassi che a Spalato o Hvar: un gelato costa 12 kune anziché 16 (cioè 1,60 euro anziché 2,15), e cappuccino e brioche 15 kune anziché 25 (cioè 2 euro anziché 3,35).



10 luglio 2011: Korčula e Badija
La bella città vecchia di Korčula, di impronta veneziana, è costruita su una piccola penisola, e ha una curiosa pianta regolare a spina di pesce (la guida spiega che l'orientamento delle vie è studiato in modo da far entrare il maestrale e garantire una ventilazione ottimale). Una volta era interamente circondata da mura e torri, in parte ancora esistenti; particolarmente scenografica è la porta d'ingresso alla città vecchia, con relativa scalinata. Una cosa molto bella di questi paesi (tanto Hvar quanto Korčula) è che, per quanto oggi vivano di turismo, sono comunque centri che hanno avuto una certa importanza storica, per cui si passeggia tra piazze storiche, mura, torri, chiese e palazzi. Non sono luoghi finti, nati e cresciuti in funzione del turismo e dei turisti. E poi, la zona è veramente poco urbanizzata, senza mega-resort, palazzoni e colate di cemento... spero proprio che riescano a preservarla in questo modo.
Korčula, per lungo tempo parte della Repubblica di Venezia, rivendica di aver dato i natali a Marco Polo. La cosa in realtà è dubbia; ad ogni modo, che sia vero oppure no qui hanno deciso di sfruttare il "marchio" di Marco Polo il più possibile, per cui ecco la trattoria Marco Polo, la gelateria Marco Polo, la panetteria Marco Polo, la linea di souvenir Marco Polo con relativi negozi dedicati "Marco Polo Shop" (ne ho visti ben tre nel piccolo centro storico), e così via.
Dopo un giro e qualche foto nella città vecchia vado sull'isola di Badija; anche qui c'è un comodo servizio di barche che fanno le spola. A Badija c'è una lunga e tranquilla spiaggia di ghiaia, bella se non fosse per i rifiuti sparsi qua e là (strano; ho sempre trovato tutto molto pulito in Croazia). L'acqua comunque è veramente bella, limpidissima e con sfumature dall'azzurro al verde smeraldo. In un altro punto dell'isola c'è anche un (ex?) convento francescano. Per pranzo mi sono portato un burek, tipico prodotto da forno locale. Si tratta di pasta sfoglia ripiena di cose tipo formaggio o carne o spinaci, veramente unto. La sera decido quindi che mi merito un pasto come si deve, e mi godo un'ottima cena per meno di 22 euro.





11 luglio 2011: Orebić (Sabbioncello)
Oggi vado a Orebić (in italiano Sabbioncello), il paese che si trova di fronte a Korčula, sulla terraferma (per l'esattezza sulla penisola di Pelješac). C'è un comodo ed economico (12 kune, cioè 1,60 euro) servizio di traghetto passeggeri tra Korcula e Orebić, e la traversata dura circa 15 minuti (c'è anche un traghetto per le auto, ma parte da un posto a qualche chilometro da Korčula). Orebić ha poco a che vedere con l'aspetto storico e monumentale di Korčula, però offre delle spiaggia di sabbia (e il nome italiano della località sembra indicativo in tal senso), cosa più unica che rara da queste parti. Prima della spiaggia però, dato che sono le 10.30 e non fa ancora caldissimo, decido di salire al monastero francescano che sta sull'altura sopra al paese. Ci si può arrivare tramite una strada asfaltata o tramite un più ombroso ma meno agevole sentiero nel bosco (indicato da un cartello rosso poco dopo l'inizio della strada). La vista su Korčula e sulle altre isole che si gode da lassù comunque merita di sicuro la salita. Tornato giù mi dirigo verso la spiaggia Trstenica, una lunga spiaggia di sabbia e ghiaia. La prima parte è affollatissima e quindi decisamente poco invitante, ma proseguendo lo spazio a disposizione aumenta. Per via della sabbia e dell'alta frequentazione, l'acqua non è limpida come altrove, ma è comunque bella. Orebić sembra decisamente meno internazionale di Korčula, frequentata soprattutto da turisti locali, e in particolare da famiglie con bambini (immagino per via della spiaggia). Ha anche una certa aria "fuori moda", e in questo senso è un po' l'opposto di Hvar.



12 luglio 2011: Korčula e arrivo a Dubrovnik (Ragusa)
Sulla via che mi porterà infine in Montenegro, la prossima tappa è Dubrovnik (Ragusa). Ci sono già stato l'anno scorso e, per quanto sia molto bella e sicuramente da vedere, quest'anno l'avrei anche saltata, ma, dovendo fare una tappa intermedia tra Korčula e Kotor, Dubrovnik è la scelta più semplice e ovvia, essendo di gran lunga il principale nodo dei trasporti della zona. Da Korčula a Dubrovnik ci sono due autobus al giorno (che vanno sul traghetto per Orebić), oppure un traghetto due volte la settimana. Dato che come orario mi sembrava più comodo, ho scelto quest'ultimo. Passo la mattina ancora in giro per la città vecchia di Korčula, poi poco prima delle 14 mi imbarco. Il traghetto è veramente squallido; i Tirrenia di vent'anni fa erano navi da crociera in confronto. Fosse uno di quelli che fanno avanti e indietro su un tragitto di un'ora sarebbe OK, ma questo fa Fiume - Spalato - Dubrovnik (più altre fermate intermedie tra cui Korčula), cioè 24 ore di viaggio. Immagino sia un relitto dell'epoca socialista; ad ogni modo, mi pento di non aver scelto l'autobus... A metà navigazione il traghetto ferma al "porto" di Sobra, vale a dire un molo in the middle of nowhere sull'isola di Mljet dove scendono due-macchine-due e un trentinaio di passeggeri a piedi, quasi tutti anziani (mi domando dove vadano, ma ci sono due pulmini ad attenderli per cui forse è qualcosa di organizzato), e non sale nessuno. Penso che se si saltasse questa fermata si risparmierebbe tra tutto quasi un'ora (che sulle quattro e mezzo che si impiegano da Korčula a Dubrovnik non sarebbe poco).
Alle 18.30 arrivo finalmente a Dubrovnik e fa davvero un gran caldo. Mi dicono che non è normale... sarà, ma l'anno scorso era uguale e mi hanno detto la stessa cosa. Alloggio sul lungomare nella zona di Gruž (praticamente di fronte al porto), che secondo me è un buon posto: comodo, e con un rapporto qualità-prezzo nettamente migliore che nella città vecchia. Dopo una doccia prendo l'autobus per andare in centro; gli autobus cittadini sono molto frequenti e sono sempre pieni; penso che l'azienda dei trasporti faccia affari d'oro (perlomeno in alta stagione), dato che non si può salire senza biglietto. Dubrovnik non ha la ventilazione naturale di Korčula: nella città vecchia si soffoca, ma appena usciti si sente una piacevole brezza e la temperatura sembra più bassa. Ma forse è banalmente anche il fatto che Dubrovnik, a differenza di Korčula, conserva intatta l'intera cerchia di mura, che è scenografica ma di certo non aiuta la circolazione dell'aria. Non mi sembra di averlo notato l'anno scorso, ma ci sono in giro tantissimi giovani americani; al porto ho visto una nave con scritto "Semester at Sea", e immagino che la loro presenza sia collegata alla cosa.



13 luglio 2011: Dubrovnik
Sono le 10 di mattina e il termometro segna già 35 gradi. Vado alla stazione degli autobus dove, dopo lunga coda (c'è un solo sportello aperto), ottengo il biglietto per andare domani a Kotor, in Montenegro, ultima tappa del viaggio.
La città vecchia di Dubrovnik è molto bella ma l'ho già visitata l'anno scorso e con questo caldo non mi pare proprio il caso di fare il bis, per cui decido invece di fare un giro sulla penisola di Babin Kuk (si tratta sempre di una zona di Dubrovnik), dove l'anno scorso non sono stato e dove si trovano alcune spiagge. Ce ne sono di diverse: più o meno affollate, più o meno attrezzate, più o meno rocciose, eccetera. Capito in una di ghiaia abbastanza bella e non troppo affollata, e mi godo tre bagni per sfuggire alla calura.
La sera vado ancora nella città vecchia; per le cene seguo i consigli di Tripadvisor, e mi trovo bene, anche se i prezzi sono ovviamente più alti che nelle altre località (un gelato, che è un po' il mio parametro di riferimento, qui costa 20 kune, cioè circa 2,70 euro). Assisto anche alla performance di alcuni artisti di strada che suonano musica classica percuotendo con dei martelletti una "batteria" di normali bottiglie di varie dimensioni. Fenomenali.



14 luglio 2011: Kotor (Cattaro)
Devo prendere il pullman delle 10.30 per Kotor (in italiano Cattaro), in Montenegro. Sono le 10.45, il pullman delle 11 per Zara è già qui da mezzora e ha già caricato i passeggeri, ma del pullman per Kotor non c'è traccia. Uffa, l'anno scorso ho viaggiato parecchio in pullman in Croazia e ho sempre trovato un servizio efficiente e puntuale. Il pullman fa finalmente la sua comparsa alle 11 e parte alle 11.15. Alla frontiera perdiamo un'ora; non sono abituato a queste cose, dato che all'interno dell'area Schengen (cioè quasi tutta l'Unione Europea più qualche altro paese) i controlli di frontiera non esistono, e quelle rare volte che mi capita di uscirne attraverso i controlli in aeroporto e non a un valico stradale. Al controllo passaporti croato in uscita c'è una lunga fila di auto e pullman; il poliziotto controlla molto accuratamente, e ci mettiamo un sacco di tempo. Il controllo montenegrino in ingresso è invece molto rapido; il poliziotto si limita a guardare distrattamente la copertina del mio passaporto e poi mette un timbro su una pagina a caso, senza nemmeno controllare la foto.
Sul pullman chiacchiero con la signora russa accanto a me, anche lei in vacanza da queste parti. Mi dice che per Croazia e Montenegro, per ragioni di turismo e fino a un mese di permanenza, non hanno bisogno di visto (che è invece richiesto per l'Unione Europea). Mi racconta poi di una sua conoscente andata in Montenegro che, dovendo alla fine trattenersi un po' di più del fatidico mese, era andata ad informarsi presso polizia e ambasciata su come ottenere il visto. Problemi su problemi, finché le dicono: "senta, lei un giorno prenda e vada a farsi un giro a Dubrovnik. Così esce dal Montenegro e poi rientra, e per un altro mese è a posto".
Al primo impatto il Montenegro sembra messo nettamente peggio della Croazia, con un buon numero di edifici brutti o fatiscenti, un aspetto disordinato e strade piene di buche (le auto in circolazione però sono belle; evidentemente la popolazione locale ama spendere soldi in automobili). Le scritte, compresi i segnali stradali, sono tutte in alfabeto latino, anche se penso che ufficialmente siano validi sia l'alfabeto latino che quello cirillico (come in Serbia).
Prendiamo un piccolo traghetto per attraversare la baia di Kotor nel suo punto più stretto (poche centinaia di metri). Il pullman però poi salta la deviazione per Kotor e va dritto verso Budva. Non capisco bene che succede, vedo gente che protesta e il bigliettaio che risponde in malo modo (dal tono, le uniche parole che capisco tra proteste e risposta sono "Kotor", "Budva", e "taxi"). Chiedo ai croati davanti a me (che parlano inglese) se quel pullman va a Kotor oppure no e mi dicono che in teoria sì, in pratica non si capisce, e che in Montenegro la gente è strana e non si può mai sapere. Alla fine intuisco che, probabilmente perché sono molto in ritardo, hanno deciso di saltare la fermata di Kotor (che richiede una deviazione) e di farla solo nel viaggio di ritorno da Budva a Dubrovnik. Per cui, chi come me è diretto a Kotor, si deve sorbire un viaggio extra a Budva e ritorno, per arrivare finalmente a Kotor alle 15.15 (distanza Dubrovnik - Kotor: circa 80 chilometri).
Kotor si trova in fondo all'omonima baia (le Bocche di Cattaro in italiano), una sorta di profondo fiordo tra le montagne. La posizione è molto scenografica; non fosse per clima e vegetazione potrebbe sembrare un grande lago alpino. Lo svantaggio è che dal punto di vista balneare non è un granché, dato che immagino che questo specchio d'acqua, per quanto connesso al mare tramite due stretti, sia piuttosto fermo. La città vecchia di Kotor, cinta da mura, è un labirinto di stradine senza nome, molto bello e ben tenuto. Sembra attrezzata per accogliere un buon numero di turisti, a giudicare da bar e ristoranti, anche se per ora non ce ne sono molti in giro. Arrivando ho visto una nave da crociera in partenza, per cui anche questa è una località toccata dalle crociere. Si nota comunque una netta differenza tra la città vecchia, abbastanza tirata a lustro, e il resto, che appare invece piuttosto malmesso.
Nel tardo pomeriggio salgo alla fortezza di San Giovanni, che domina la città da parecchio più in alto. È una discreta scarpinata tra gradoni di pietra piuttosto sconnessi; arrivo in cima decisamente sudato (fa parecchio caldo) ma il panorama merita (anche se penso sia meglio di mattina, perché al tramonto si ha il sole di fronte). C'è un discreto numero di turisti che arranca sulla salita, tra cui tre ragazzi inglesi uno dei quali a piedi nudi tra queste pietre e sassetti aguzzi. In cima, mentre sto dando un'occhiata alla guida, una turista mi chiede se ci siano notizie sulla fortezza. Non molto, purtroppo, e non si dice quando sia stata costruita e da chi. La turista commenta che altrove ci sarebbe del personale a dare spiegazioni, mentre qui, nonostante si paghino tre euro per salire, non c'è nemmeno uno straccio di pannello esplicativo. Eh già, penso io... senza contare che per esempio nella fortezza di Hvar (dove la salita è molto più breve e agevole) c'è un cocktail bar, mentre qui c'è un tizio seduto per terra con un frigo da campeggio che vende bibite in lattina a prezzi comunque esagerati (tra l'altro, il Montenegro è talmente piccolo che non batte nemmeno una moneta propria, ma usa "abusivamente" l'euro, il che mi fa francamente un po' strano).
La sera, come previsto, Kotor è molto più animata. C'è parecchia gente in giro e seduta ai tavoli di ristoranti e bar, che diffondono musica a tutto volume. Le fortificazioni sulla montagna, che formano una specie di arco, sono illuminate, creando un bell'effetto scenografico. La cena non è un granché, e dando un'occhiata ai menù si direbbe che la cucina qui ha un'impronta meno mediterranea che in Croazia, e i prezzi sembrano più alti.




15 luglio 2011: Budva (Budua)
Prendo un piccolo e scassatissimo autobus per andare a Budva; l'autobus viaggia lento lento appena la strada sale un po', e con le porte aperte (non so se perché non si chiudono o per far circolare più aria). Budva (in italiano Budua) è la località balneare più famosa del Montenegro. C'è una piccola città vecchia cinta da mura, carina ma nulla di che, stretta in un angolino al margine occidentale di quella che è l'attuale città di Budva. La quale è, semplicemente, orrenda. La città si sviluppa senza alcun criterio, tra orrori architettonici recenti e relitti mezzo diroccati di qualche decennio fa, dietro la spiaggia Slovenska. Spiaggia lunga e davvero brutta, strapiena di gente, stabilimenti balneari (cosa che detesto cordialmente) e musica a tutto volume. A giudicare anche dalle lingue in cui sono scritti menù e cartelli, direi che la clientela di riferimento sono i cafoni russi. Assolutamente terribile, per cui decido di fuggire immediatamente. La guida (che in effetti metteva in guardia dalle "meraviglie" di Budva, motivo per cui ho deciso di far base a Kotor) consiglia di oltrepassare la città vecchia (andando cioè dalla parte opposta rispetto alla plaža Slovenska), aggirare un promontorio seguendo una breve passeggiata pavimentata, e raggiungere la spiaggia di Mogren. Quest'ultima offre in effetti uno spettacolo incomparabilmente migliore e non è niente male, anche se l'acqua non è così limpida come in Croazia e soprattutto anche se il bar dall'aspetto modaiolo che si trova all'inizio della spiaggia spara musica a tutto volume da cui purtroppo non si può scappare, e che dà fastidio anche all'altra estremità (ma minchia, io in spiaggia voglio sentire il rumore delle onde, non la techno).
Il ritorno da Budva a Kotor merita un altro paragrafo sugli autobus montenegrini. I servizi sono sorprendentemente frequenti, ma gli orari sembrano largamente inaffidabili, e i mezzi sono spesso molto malandati (tranne quelli serbi, che operano sui collegamenti con la Serbia e che sembrano normali). Ogni corsa è gestita da una diversa compagnia, magari con un vecchio minibus, e i biglietti sono specifici per la singola corsa (immagino appunto perché i gestori sono diversi). Dato che gli orari non sono spesso rispettati, e non c'è nessun tabellone che mostri la situazione in tempo reale né nessuna indicazione su quale sia la pensilina di partenza, se la stazione è trafficata (e quella di Budva lo è) può non essere semplicissimo individuare il proprio autobus. Dunque arrivo alla stazione degli autobus di Budva e chiedo un biglietto per Kotor: mi dicono che il prossimo autobus è tra 5 minuti, alle 17.55. Vado alle pensiline e non mi è chiaro se il mio autobus sia tra quelli già lì in attesa, per cui chiedo a un addetto, il quale mi risponde che il mio autobus non è ancora arrivato e che se aspetto lì me lo indica quando arriva. Dopo una decina di minuti mi dice che l'autobus è in ritardo: ha appena telefonato all'autista che gli ha detto che sarà lì in una decina di minuti. Va beh, non è un problema, e resto lì ad aspettare. Intanto osservo i tanti autobus che vanno e vengono, e l'addetto della stazione che si dà un gran daffare aiutando i passeggeri a districarsi in quel caos. Aspetto e aspetto, ma del mio autobus nessuna traccia, finché alle 18.45 arriva il successivo; a quel punto l'addetto si fa dare il mio biglietto (e quello di un'altra persona, credo del luogo, nella mia stessa situazione), va in biglietteria a farmelo cambiare con uno per l'autobus delle 18.45, e mi fa salire su quello. Altro viaggio su un autobus scassato (anche se molto meno di quello del mattino), e verso le 19.20 sono finalmente di nuovo a Kotor. Il punto è che il servizio non è particolarmente a buon mercato: Kotor - Budva costa 3,50 euro (sola andata), che per un tragitto di 25 chilometri non è poco, considerata la qualità offerta. Ah, dell'autobus delle 17.55 non ho saputo più nulla. Spero che stiano tutti bene.



16 luglio 2011: Sveti Stefan
Riprendo il disastrato autobus di ieri mattina (dove oggi sembra essere in corso un qualche commercio di vecchie autoradio estraibili), stavolta per andare un po' più in là, raggiungendo quella che è probabilmente la località più fotografata del Montenegro, cioè Sveti Stefan. Sveti Stefan è una minuscola isoletta, collegata alla terraferma da un breve istmo di ghiaia, originariamente abitata da pescatori. L'autobus ferma sulla statale, da cui tramite una serie di scale (o una strada) si raggiunge la spiaggia. Non c'è che dire, il posto è tranquillo e suggestivo, e lontano anni luce dagli orrori di Budva (anche se fisicamente sono solo pochi chilometri).
La spiaggia a sud dell'isolotto è molto lunga, di ghiaia rossastra, in buona parte libera e non affollata. L'isolotto di Sveti Stefan è stato però interamente trasformato in un albergo di lusso per cui non ci si può nemmeno avvicinare: l'accesso è bloccato all'inizio dell'istmo. Ho letto, e mi è stato detto, che una bella passeggiata verso nord porta alle spiagge migliori, per cui mi incammino in quella direzione. La spiaggia immediatamente a nord dell'isolotto, molto più piccola di quella a sud, è riservata all'albergo. Si supera poi un promontorio per arrivare alla spiaggia del re, davvero molto bella e con bellissimi colori. Anche qui però un cartello informa che l'accesso è riservato ai clienti dell'albergo, e ci sono guardie piazzate agli accessi per impedire l'ingresso agli intrusi. Proseguo allora oltre un altro promontorio e arrivo alla più piccola ma forse ancora più bella spiaggia della regina, uno spettacolo splendido, ma anche questa è off-limits e piantonata. Colto da odio profondo desidero ardentemente tornare di notte con un esercito di ippopotami e lasciare decorative montagne di sterco da piantonare ad esclusivo uso dei clienti (sterco, mica merda, perché è clientela d'élite). Nel frattempo proseguo e raggiungo il paese di Pržno, dove si trova una spiaggia abbastanza lunga ma interamente ricoperta di lettini a 20 centimetri l'uno dall'altro e coronata da una costellazione di chiassosi ristoranti. Uffa, potrei anche provare a trovare un posto in piedi nei due metri quadri di spiaggia libera... ma anche no, per cui decido di ritornare alla prima spiaggia, dove mi faccio un lungo bagno pensando agli ippopotami. Anche qui ci sono zone lettini, e vicino a dove sono io i lettini (di legno e con il materasso, 30 euro al giorno) sono a circa 15-20 metri dal mare, per cui un po' di gente si sistema con l'asciugamano nella fascia tra i lettini e il bagnasciuga. Per quanto siano a debita distanza dai lettini e non abbiano piantato ombrelloni, dopo un po' arrivano quelli dello stabilimento a farli sloggiare, e così bisogna ammassarsi tutti a lato lasciando tutto quello spazio vuoto, evidentemente perché altrimenti si reca disturbo alla scarsa ma pregiata clientela dei lettini. Stramaledetti stabilimenti balneari, ma quanto vi detesto.
Verso le cinque e mezza risalgo verso la statale, dando un'occhiata alle targhe delle macchine. Noto così che, oltre alle prevalenti targhe montenegrine, ce ne sono parecchie serbe, polacche, e addirittura russe. Mentre in Croazia ci sono molti turisti inglesi, italiani e tedeschi, in Montenegro intorno a me sento parlare quasi solo lingue slave. Immagino che le ferite della guerra non si siano ancora del tutto rimarginate, e che quindi i serbi possano tuttora non essere (o non sentirsi) molto graditi in Croazia. Giunto sulla statale mi apposto alla fermata in attesa del primo autobus utile (ovviamente non ci sono orari affissi); fortunatamente dopo un paio di minuti ne arriva uno che passa per Budva, per cui ci salgo. Data la breve corsa (una decina di minuti), non si prendono nemmeno la briga di farmi pagare, o quantomeno questo è quello che capisco dal gesto dello scazzatissimo bigliettaio. A Budva riprendo l'autobus delle 18.45, che è in perfetto orario fin quando non si imbatte in una colossale coda prima di Tivat. Dopo un po' l'autista fa inversione, salta la fermata di Tivat e punta su Kotor, dove scendo. Se poi a Tivat ci sia andato per un'altra strada non lo so; in questo paese sembra tutto piuttosto approssimativo. Ah, e qui fumano un sacco e dappertutto, infischiandosene dei divieti, compreso l'autista sul pullman mentre guida. Fastidio, molto fastidio.




17 luglio 2011: ritorno a casa
È ora di tornare a casa, e l'ultimo giorno è tutto di viaggio. L'aeroporto più vicino a Kotor, a neanche dieci chilometri, è quello di Tivat (Teodo), che però non offre voli per Vienna, Monaco o Francoforte (ci sono soprattutto voli per la Russia - molti ogni giorno - e per Belgrado). Le possibilità erano allora Podgorica, capitale del Montenegro, e Dubrovnik, che si trovano più o meno alla stessa distanza da Kotor. Dato che i collegamenti con la Croazia sono però pochi e c'è la frontiera di mezzo, ho scelto Podgorica. Prendo quindi un minibus per la capitale, passando ancora da Budva e poi da Cetinje (Cettigne), un paese sperduto in mezzo alle montagne che del Montenegro è stato la capitale fino al 1946.
Ora, anche secondo la Lonely Planet a Podgorica non c'è niente da vedere, motivo per cui non ho programmato di fermarmi. Non mi aspettavo quindi nulla, ma la realtà, per quello che posso vedere dalla strada (e comunque la stazione degli autobus, cartina alla mano, è praticamente in centro), è nettamente peggiore di quanto immaginassi: Podgorica appare di una bruttezza e una desolazione sconcertanti. Arrivo alla stazione degli autobus, e non ci sono collegamenti con l'aeroporto. Secondo la guida dovrebbe esserci una navetta (poco frequente) che però parte da qualche altro punto della città, e dato che non ho nessuna voglia di vagare per Kabul alla ricerca di questa navetta mi dirigo verso i taxi. Appena mi vede avvicinarmi, un tassista mi chiede "aeroporto?". E già, in quale altro posto vuoi andare se sei appena arrivato in questa città e non prendi appena puoi un altro autobus per andare subito da qualche altra parte? All'aeroporto ovviamente, perché di certo non hai intenzione di restare a Podgorica... L'aeroporto è a una decina di chilometri, 10 euro mi sembrano una cifra accettabile (il bus secondo la guida ne costa 3), per cui andiamo. Ovviamente il tassista guida senza cintura e sta per tutto il tempo al cellulare, usando l'altra mano per gesticolare e di tanto in tanto dare un colpo di clacson. Dall'autoradio esce una musica che a me suona turca, ma che immagino invece essere il famigerato turbofolk serbo (famigerato perché me ne ha parlato il mio amico serbo Srdjan, che lo detesta).
L'aeroporto di Podgorica (che ha ancora il codice TGD di quando la città, in onore di Tito, si chiamava Titograd) è il più piccolo che abbia mai visto, più piccolo di un autogrill, ma il terminal è nuovo e moderno. Anche qui, tutti che fumano, piloti seduti al bar compresi. Il mio volo Austrian Airlines, previsto per le 15.00, parte con quasi 10 minuti di anticipo, per cui poco dopo le 16 sono a Vienna e alle 18.15 sono a Innsbruck. Il tempo non è un granché, ma guardando queste montagne appena sceso dall'aereo mi sento a casa. Anche se non c'è il Mare.
(Altre foto di questo viaggio sono disponibili qui. Sono inoltre disponibili il diario del mio viaggio in Croazia del 2010 e le relative foto.)