Internet

Quello che la gente cerca

Sono andato a vedermi un po' nel dettaglio che cosa stava cercando chi, negli ultimi mesi, è capitato su questo blog tramite un motore di ricerca. Le cose interessanti non sono tanto le parole cercate più di frequente, bensì quelle più strane (per la cosa cercata, perché formulate come domande fatte a una persona, perché non ho idea di perché siano capitati qui...). Ne ho scelte alcune (tutte rigorosamente vere):

barthez comunista internazionale
guarda che bel mare pieno di boe
dove posso trovare la soluzione di condemned?
oceano coglione
gli viene voglia di pisciare
cerco la distanza dalla stazione di milano al aereoporto di milano malpensa
ci sono più aristi di strada a nord al centro o al sud italia
mi scappa proprio
cabina telefonica inglese tipo doccia
dalla stazione di milano cosa prendo per andare aeroporto di linate
oggi al lavoro con gli infradito
come leggere il pensiero
c'è la metropolitana a stoccarda?
bagni pubblici di aeroporti
toccare in culo sui bus
adotta un tostapane
pisciare a terra nei bagni pubblici
mi dice ip fuori dall italia
cosa si pensa dei comunisti e degli extracomunitari
ufficio artisti di gardaland

Naturalmente, l'unico vero scopo di questo post è migliorare il mio ranking su Google per le frasi di cui sopra...

Mappa degli indirizzi IP

Carina... (da xkcd).

Mappa degli indirizzi IP

Chi è un hacker?

Il termine hacker è legato al mondo dei computer e delle reti, tanto che compare addirittura nel glossario dei termini di Internet (RFC 1983 - Internet Users' Glossary) con questa definizione:

hacker: A person who delights in having an intimate understanding of the internal workings of a system, computers and computer networks in particular. The term is often misused in a pejorative context, where "cracker" would be the correct term.

Computer e reti sono citati espressamente, ma "in particolare" e non in via esclusiva. Bruce Schneier si spinge più in là, e dà una definizione più ampia e totalmente slegata da quel campo specifico:

A hacker is someone who thinks outside the box. It's someone who discards conventional wisdom, and does something else instead. It's someone who looks at the edge and wonders what's beyond. It's someone who sees a set of rules and wonders what happens if you don't follow them. A hacker is someone who experiments with the limitations of systems for intellectual curiosity.

È forse una definizione un po' provocatoria (come dice lo stesso Schneier nell'articolo dedicato all'argomento, che consiglio di leggere, Galileo era un hacker!), ma credo colga il punto: non si tratta solo di abilità tecnica, ma soprattutto di forma mentis. Consiglio anche un'altra lettura: L'etica hacker e lo spirito dell'età dell'informazione, di Pekka Himanen, pubblicato in Italia da Feltrinelli.

I bei tempi andati di Internet

Until a few years ago, you could connect to the Internet and be in contact with hundreds of millions of other nodes, without giving even a thought to security. The Internet in the '90s was like sex in the '60s. It was great while it lasted, but it was inherently unhealthy and was destined to end badly. I'm just glad I didn't miss out again this time.

— Charlie Kaufman

E della sicurezza ci si dimentica…

The wire protocol guys don't worry about security because that's really a network protocol problem. The network protocol guys don't worry about it because, really, it's an application problem. The application guys don't worry about it because, after all, they can just use the IP address and trust the network.

— Marcus J. Ranum

Purtroppo accade...

Standard e formati aperti

Il prof. Fuggetta ed io abbiamo scritto un paper dal titolo Open Standards, Open Formats, and Open Source. Si tratta di una bozza: commenti e osservazioni sono benvenuti (magari sul blog di Alfonso, in modo da non disperderli).

Indirizzi IP filtrati anche in Italia?

Mi domandavo proprio pochi giorni fa se anziché esportare democrazia in Cina non rischiamo di importare censura, ed ecco che oggi leggo in un articolo di Vittorio Bertola su Punto Informatico che la Guardia di Finanza avrebbe ottenuto dagli ISP italiani di impedire l'accesso alle emittenti cinesi che trasmettono le partite del nostro campionato di calcio, filtrando i relativi indirizzi IP. A parte il fatto che la misura in sé (il blocco degli indirizzi IP) mi pare piuttosto odiosa, quello che trovo sconcertante, se le cose stanno effettivamente così, è l'arbitrio: la Finanza chiede ai nostri provider di impedire a noi cittadini l'accesso a degli indirizzi IP stranieri e prontamente lo ottiene? Ma con quali garanzie per la libertà e la democrazia avviene questo? E se lo chiedesse direttamente Sky? L'affermarsi di una pratica del genere sarebbe devastante.

TCP e le automobili

In un articolo pubblicato su IEEE Spectrum di questo mese Robert W. Lucky parla della "tragedia dei beni comuni". Il problema, così chiamato da un articolo del 1968 di Garrett Hardin (The Tragedy of the Commons, pubblicato su Science), sta nel fatto che una risorsa comune (l'esempio originale è un pascolo) che può essere utilizzata senza limitazioni verrà sovrautilizzata fino ad esaurirsi, perché gli utenti, nel perseguire esclusivamente il proprio vantaggio personale, porteranno il sistema complessivo alla rovina. Il problema è noto anche a chi si occupa di reti e sistemi distribuiti, e infatti Lucky fa l'esempio di TCP: i meccanismi di controllo di congestione servono ad evitare il collasso della rete facendo in modo che ogni nodo si auto-limiti, in assenza di una "autorità" che imponga un comportamento di questo tipo.

Ciò che mi ha colpito dell'articolo è però l'osservazione che la stragrande maggioranza degli utenti non è consapevole di questo comportamento, che le viene imposto (a sua insaputa) dallo stack di rete. L'utente non si comporta come chi, quando c'è traffico sull'autostrada, cambia continuamente corsia o va su quella di emergenza, forse solo perché semplicemente non si accorge di ciò che accade e non lo può fare. Lucky fa proprio l'esempio delle automobili:

Imagine if our cars acted like TCP. You'd be allowed to drive as fast as you wanted, as long as you didn't interfere with others. As soon as your car detected that you were interfering with others, your speed would be automatically reduced, and you could build it back up only gradually. If everyone were subject to such a system, perhaps traffic would flow much better, and the roads would be more peaceable. However, we'd all hate it. It seems that the freedom to ruin a commons is one of those inalienable rights.

In effetti alcune applicazioni peer-to-peer (categoria particolarmente soggetta a questo problema) non solo impediscono all'utente un comportamento eccessivamente non collaborativo (file sharing), ma non danno nemmeno all'utente particolare evidenza del fatto che sta mettendo qualcosa "in comune" per il funzionamento del sistema (pensiamo a Skype...).Non so se ci possa essere dietro una scelta precisa, ma il fare in modo che gli utenti rispettino l'equità complessiva semplicemente perché non se ne accorgono non mi sembra una cosa desiderabile.

La censura cinese e le aziende occidentali

Che il regime cinese censuri qualunque informazione "scomoda", e che per questo motivo molti siti web non siano visibili in Cina, è cosa nota. La censura politica è una pratica assolutamente esecrabile, ma comunemente esercitata dai regimi di qualunque colore, per cui c'è poco da stupirsi. Ciò che mi indigna quindi non è tanto il fatto che il governo cinese censuri Wikipedia, quanto il fatto che le aziende occidentali (quindi noi) siano pronte a dare manforte alla censura pur di non perdere la possibilità di operare in Cina e quindi il mercato cinese. È il caso di Google, che per la sua versione cinese ha deciso di eliminare dai risultati informazioni sgradite al regime, ma è anche il caso di Yahoo! o Microsoft, citate a questo proposito nell'articolo di Federico Rampini a cui mi riferivo prima. Quindi, quando si tratta di soldi, i famosi valori dell'Occidente in tema di libertà e democrazia passano in secondo piano. Non dovevamo esportare democrazia? Oppure rischiamo di importare censura?

Data retention

È di ieri una notizia tutt'altro che positiva, e cioè l'approvazione da parte del Parlamento Europeo della direttiva sulla conservazione dei dati (data retention), vale a dire l'intercettazione di massa (notizia riportata tra gli altri da Slashdot e Punto Informatico). Con la solita scusa del terrorismo si continua a procedere sulla via della società del controllo.

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