Francia

Diario di viaggio: Provenza e Costa Azzurra

13 giugno 2009: Tra treni e stazioni, e ad Antibes in serata

Quest'anno, a causa dell'imminente trasloco all'estero, il mio consueto viaggio estivo è prima del solito (il che non è neanche male) e purtroppo più breve del solito (nove giorni anziché quindici), per cui ho scelto una meta vicina: la Provenza e la Costa Azzurra.

Parto da Milano Centrale con l'Intercity delle 9.05 per Ventimiglia; il treno fino a Genova è pieno e c'è gente in piedi. Purtroppo arrivo a Ventimiglia in ritardo per cui perdo la coincidenza... poco male, mi dico, dato che da qui i treni per Nizza dovrebbero essere molto frequenti. Vado nell'atrio della stazione dove vedo che il treno successivo è soppresso, e quello dopo ancora, che dovrebbe proseguire oltre Nizza (io vado ad Antibes) invece è indicato con destinazione Nizza. Chiedo lumi in biglietteria e mi dicono che in Francia oggi c'è sciopero per cui i treni viaggiano a singhiozzo... accidenti. Dopo oltre un'ora arriva il mio treno, che però resta fermo un'altra oretta a Ventimiglia in attesa dell'Eurocity Milano - Nizza che viene fatto terminare qui (con trasbordo di passeggeri sul mio treno). Arrivato a Nizza, mi tocca aspettare ancora quasi due ore prima che parta un treno per Antibes (o più precisamente per Juan-les-Pins, dove devo scendere io); morale della favola: sarei dovuto arrivare a destinazione verso le 15 e invece arrivo in albergo alle 19, dopo dodici ore di viaggio, piuttosto sfatto (e la giornata è buttata via).

È ormai troppo tardi per andare in spiaggia, per cui mi faccio una doccia, mi cambio, ed esco per cena. Dato che c'è ancora chiaro faccio un giro per il centro di Antibes, che è molto carina, soprattutto i bastioni a picco sul mare vicino al Musée Picasso. C'è parecchia gente in giro, soprattutto inglesi, e molti locali stile pub anglo-irlandese. A Juan-les-Pins invece ci sono locali che danno direttamente sulla spiaggia e che sembrano più modaioli. Dopo cena faccio un giro al porto, e finisco in un'area dove ci sono yacht grandi come transatlantici, su alcuni dei quali sono in corso delle feste. Beh, è sabato sera. Io però sono stanco morto e domani mattina riparto, per cui vado a dormire.

Antibes - Bastioni

Antibes - Boulevard d'Aguillon

14 giugno 2009: Avignone

Stamattina prendo il TGV dalla stazione di Antibes, diretto ad Avignone. I TGV (come gli Eurostar italiani, del resto) viaggiano anche sulle linee normali, per cui in realtà fino a Marsiglia l'alta velocità c'è solo nel nome del treno, ma nella mezz'oretta dell'ultimo tratto (dove c'è la linea ad alta velocità) la differenza c'è e si vede... il treno però sembra vecchiotto e con gli interni un po' malandati (i nostri Eurostar mi sono sembrati messi meglio). Il viaggio dura circa tre ore; ad Avignone il treno ferma in una stazione esterna (Avignon TGV) da cui poi un autobus navetta porta alla stazione centrale (Avignon Centre).

Avignone è stata sede del papato per circa settant'anni, nel XIV secolo, e il monumento più significativo della città è appunto il Palazzo dei Papi. Si tratta di un enorme e imponente palazzo-fortezza in stile gotico, che dopo il ritorno dei papi a Roma ha subito varie vicissitudini compresa la trasformazione in caserma, per cui purtroppo non si è conservato nulla di quanto c'era all'interno: le sale oggi completamente spoglie (a parte un paio in cui sono rimasti degli affreschi) danno solo una vaga idea di quello che dovevano essere all'epoca. Il palazzo è comunque molto bello, e assolutamente da vedere. L'altro monumento famoso di Avignone è il ponte (pont Saint-Bénezet, più spesso semplicemente pont d'Avignon), la cui costruzione nel XII secolo è legata a una leggenda miracolosa e che poi è stato ripetutamente danneggiato dalle piene del Rodano fino ad essere abbandonato. Ne sono sopravvissute solo quattro arcate, dalle mura di Avignone fino più o meno a metà del corso verso l'Île de la Barthelasse (l'altra sponda che si vede dal centro di Avignone è quella di una stretta isola in mezzo al Rodano, da cui si gode di un bel panorama sulla città e sul ponte). Il ponte è famoso in Francia anche per via di una filastrocca che dice "Sur le pont d'Avignon / L'on y danse, l'on y danse / Sur le pont d'Avignon / L'on y danse tout en rond" (motivo per cui capita di vedere gente che fa il girotondo sul ponte cantandola). Per il resto, l'ampio centro di Avignone, interamente cinto da mura, è molto piacevole e pieno di begli angoli e piazzette, anche se purtroppo essendo oggi domenica i negozi sono tutti chiusi.

Avignone - Palazzo dei Papi

Avignone - Hôtel des Monnaies

Avignone - Pont Saint-Bénezet

Avignone - Pont Saint-Bénezet

15 giugno 2009: Nîmes e il Pont du Gard

Oggi sconfino dalla Provenza alla Linguadoca. Vado in stazione ad Avignone per prendere il treno per Nîmes, ma scopro che a causa di un altro sciopero il treno è sostituito da un pullman, il quale va sì diretto a destinazione ma impiega un'ora anziché venti minuti.

Arrivato in stazione a Nîmes noto che, mentre a Nizza e Avignone tutte le indicazioni erano scritte in francese, inglese e italiano, qui sono in francese, inglese e spagnolo. Ma la sfumatura di Spagna a Nîmes non finisce certo qui: nell'anfiteatro romano (molto ben conservato) ora infatti fanno le corride. Oltre all'anfiteatro romano a Nîmes c'è un altro monumento molto antico degno di nota: la Maison Carrée, un tempio romano arrivato pressoché integro fino ai giorni nostri. Vedo che all'interno (a pagamento) proiettano un film in 3D sui gladiatori o qualcosa del genere, il che fa molto Disneyland per cui evito (se usano l'interno in quel modo immagino che non ci sia nulla da vedere).

Nîmes - Les Arènes (anfiteatro romano)

Nîmes - Maison Carrée

A parte i due monumenti romani, Nîmes non mi sembra una città molto interessante, per cui mi fermo poco e decido di andare a vedere il Pont du Gard, famosissimo acquedotto romano che si trova a una mezz'ora abbondante di pullman da qui (tornando verso Avignone). Il Pont du Gard è molto scenografico e sicuramente da vedere, e fa una certa impressione pensare che sia ancora in piedi dopo duemila anni. Dato che il posto è molto famoso ci sono parecchi turisti; come anche ad Avignone, ci sono diversi gruppi organizzati di ragazzi inglesi e/o americani (evidentemente è la loro stagione).

Pont du Gard

16 giugno 2009: Villeneuve-lès-Avignon e Arles

Dedico la mattina di oggi a Villeneuve-lès-Avignon, il paese che sta di fronte ad Avignone, sull'altra sponda del Rodano (ci si può arrivare a piedi). Avignone era territorio pontificio, per cui ai francesi serviva avere un castello lì, appena oltre il fiume, a protezione del confine. Oltre al castello in cima alla collina (Fort Saint-André), a Villeneuve ci sono da vedere la Torre Filippo il Bello e la Certosa Notre-Dame-du-Val-de-Bénédiction; quest'ultima meriterebbe forse una visita all'interno ma, non avendo molto tempo, preferisco salire fino al castello.

Villeneuve-lès-Avignon - Fort Saint-André

Nel primo pomeriggio prendo il treno per trasferirmi un po' più a sud, ad Arles. Arles è più piccola di Avignone, ha un'aria molto più da paese, e probabilmente è meno toccata dal turismo internazionale. È famosa per via di Van Gogh, che vi ha vissuto e l'ha raffigurata in molti suoi quadri (nessuno dei quali è però rimasto qui), e per i monumenti romani. Anche ad Arles c'è infatti un grande anfiteatro romano ben conservato, che in seguito è stato trasformato in fortezza per cui gli sono state aggiunte delle torri (oggi, come a Nîmes, è usato per le corride), oltre a un teatro romano ancora oggi utilizzato per degli spettacoli. Degna di nota anche la chiesa romanica di Saint-Trophime, che in passato era una cattedrale (quando Arles era sede arcivescovile), mentre sconsiglio di visitare i cryptoportiques (un grande scantinato umido e buio, ciò che resta dell'antico foro romano).

La cena, in un piccolo ristorante vicino all'anfiteatro, è davvero ottima; direi che qui nel sud della Francia si mangia molto bene (decisamente meglio che nel nord), a meno di avere problemi con l'aglio (che è usato ovunque in abbondanza). Dopo cena, in giro per il centro non c'è anima viva.

Arles - Arènes (anfiteatro romano)

Arles - Place de la République

Arles - Cathédrale Saint-Trophime

17 giugno 2009: la Camargue (Saintes-Maries-de-la-Mer e dintorni)

Oggi vado in Camargue, la zona paludosa del delta del Rodano che si trova a sud di Arles. Vado in pullman fino a Saintes-Maries-de-la-Mer (le Marie in questione, secondo la leggenda sbarcate qui dalla Palestina, erano più d'una), dove noleggio una mountain bike per poter girare liberamente. Faccio prima un percorso ad anello di circa 25 chilometri (ben segnalato con appositi cartelli) attraverso la campagna della Camargue, che mi permette di ammirare gli animali per cui questa zona è famosa, cioè i cavalli e i fenicotteri rosa. Vedo anche delle nutrie, e io che vengo da Lodi mi sento a casa (anche perché il panorama è di campagna pianeggiante solcata da canali... certo, nel Lodigiano non ci sono i fenicotteri rosa, ma insomma...). Ci sono, purtroppo, anche parecchie zanzare e moscerini, ben più che dalle mie parti.

Camargue

Tornato a Saintes-Maries, mangio un panino all'ombra della chiesa-fortezza e poi riparto in bici lungo la digue à la mer, un sentiero sterrato che dal paese va verso est, al faro della Gacholle (che si trova a 13 chilometri di distanza), passando tra gli stagni e il mare. Il percorso e il panorama sono sicuramente suggestivi, se non fosse che è impossibile fermarsi ad ammirarli per via della quantità impressionante di insetti. A parte delle libellule grosse come elicotteri, che però sono inoffensive, c'è una quantità indescrivibile di zanzare, moscerini, e insetti vari succhiasangue: bisogna pedalare e anche velocemente, perché se ci si ferma bastano pochi secondi per ritrovarsi letteralmente presi d'assalto. Mi domando come facciano i (pochi, per la verità) escursionisti a piedi: non credo sia sufficiente fare il bagno nell'Autan, meglio una tuta da palombaro.

Arrivo al faro accaldatissimo e con una gran voglia di fare il bagno, ma scopro che l'accesso al mare è due chilometri più indietro; va beh, poco male, giro la bici e poi infilo il sentiero che porta alla spiaggia. Il sentiero finisce, e più che una spiaggia sembra il deserto: una distesa di sabbia lunga chilometri e larga diverse centinaia di metri, il mare talmente lontano che nemmeno si vede. E soprattutto, nessun segno di presenza umana: nessuna costruzione, né anima viva; mi sento un po' Robinson Crusoe sull'isola deserta. Vado verso il mare attraversando questa sterminata distesa di sabbia, sempre nessuno all'orizzonte... ah no, due là in fondo che si allontanano, nudi. In effetti avevo notato sulla mappa che la zona era indicata come area naturista... e adesso che ci penso, non c'è anima viva, vale la pena di stare a cambiarsi e poi trovarsi col costume bagnato addosso o nello zaino? Decido di no, per cui via scarpe, calzini, maglietta, bermuda e mutande, il costume resta nello zaino e mi butto in acqua. Sarà stato anche che arrivavo sudato e surriscaldato da chilometri in mezzo a paludi infestate dalle zanzare, ma il trovarmi su quella spiaggia enorme da solo, con soltanto il rumore del mare e i gabbiani (e niente zanzare in riva al mare...) è stata un'esperienza quasi mistica di contatto con la natura, di quelle che ti riconciliano con il mondo (e che ti fanno domandare perché mai hai scelto di lavorare in un ufficio davanti a un computer anziché aprire un chiosco di raspadüra ai Caraibi). Resto lì un paio d'ore e poi è ora di tornare in paese; per fortuna sono arrivate un po' di nuvole che rendono il percorso di ritorno molto più fresco e piacevole che sotto il sole delle due (insetti a parte).

Camargue - Digue à la Mer, Phare de la Gacholle

Camargue - Digue à la Mer

Camargue - Digue à la Mer

Camargue - Digue à la Mer

Riconsegnata la bicicletta faccio due passi per Saintes-Maries, che sembra un angolo di Spagna finito in Francia per sbaglio, cara ai gitani perché ospita le reliquie di Santa Sara. È pieno di negozi dall'aria turistica, e passa anche una banda clownesca cantando (con una pronuncia approssimativa) Tu vuò fà l'americano. Riprendo poi il pullman per tornare ad Arles, stanco ma in pace con il mondo.

Saintes-Maries-de-la-Mer - Église des Saintes-Maries

18 giugno 2009: Fréjus

Il piano di viaggio iniziale (che però durava due settimane) prevedeva di fare tappa a Marsiglia prima di tornare verso la Costa Azzurra, però all'ultimo momento non ho avuto voglia di passare una giornata in una grande città per cui ho deciso di saltare il capoluogo regionale (che comunque non è una meta particolarmente turistica) e proseguire lungo la costa, fermandomi a Fréjus. In realtà mi sarebbe piaciuto andare a vedere l'isola di Porquerolles, ma partendo stamattina da Arles e dovendo poi ripartire domani mattina per Nizza purtroppo non era possibile.

Fréjus è una cittadina con un piccolo centro storico carino per una passeggiata e con alcune rovine romane (che però, dopo aver visto Arles e Nîmes, non hanno proprio nulla da dire). Faccio anche una puntata in spiaggia (mezz'oretta di cammino dal centro), ma non è un granché ed è piuttosto affollata. In centro c'è un buon numero di ristoranti (e la cena è ottima), ma per il resto in giro la sera non c'è nessuno.

Fréjus - Cathédrale Saint-Léonce

Fréjus - spiaggia

19 giugno 2009: Cap d'Ail e Nizza

Da Fréjus con un'oretta di treno sono a Nizza, ultima tappa del viaggio. Dato che domani mi raggiunge il mio amico Francesco per il week-end rimando la visita della città, e vado invece a vedere i dintorni: la costa tra Mentone e Nizza è infatti molto bella (mentre da Nizza ad Antibes è piatta). Prendo quindi il treno per Cap d'Ail (tra Nizza e Ventimiglia c'è un treno ogni mezz'ora, con un servizio di tipo suburbano molto comodo) e da lì imbocco il sentier littoral, una bella passeggiata di un'oretta tra gli scogli che porta da una parte a Monaco e dall'altra a Plage Mala. Quest'ultima è una bella spiaggia in fondo a una baia, ed è qui che mi dirigo per rilassarmi un po' e fare il bagno. La spiaggia è purtroppo di ghiaia (ahi), ma è comunque un bel posto.

Cap d'Ail - Sentier littoral

Cap d'Ail - Sentier littoral

Cap d'Ail - Plage Mala

Tornato a Nizza esco per cena, e mi trovo praticamente al primo impatto con la città. Vieux Nice, la città vecchia, è tutta un brulicare di gente e di ristoranti, anche qui da segnalare tantissimi inglesi. C'è parecchia gente anche in spiaggia (inglesi con cassa di birra al seguito inclusi), e pure qualcuno che fa il bagno.

20 giugno 2009: Villefranche-sur-Mer e Nizza

Decido di impegnare un paio d'ore in mattinata per visitare Villefranche-sur-Mer, il paese che si incontra subito prima di Nizza venendo dall'Italia. Villefranche si affaccia su una bella baia e somiglia ai paesi della riviera ligure, e direi che vale una visita (anche per la lunga spiaggia).

Villefranche-sur-Mer

Torno a Nizza dove poco dopo mezzogiorno arriva anche Francesco; pranzo veloce (gnocchi e ravioli: la cucina nizzarda ha una chiara impronta italiana) e poi ci lanciamo alla visita della città. Nizza è una città caotica, bella e disordinata, non molto pulita, piena di vita (e di turisti), come sono spesso le città di mare. Dall'enorme Place Masséna ci addentriamo nel labirinto di stradine della città vecchia, molto affollata anche sotto il sole del primo pomeriggio. Saliamo poi sulla collina del Parc du Château, proprio a ridosso del centro: il castello non c'è più, ma la vista dall'alto è molto bella ed è bello anche il parco, in cui c'è anche una cascata artificiale. Ridiscesi facciamo una passeggiata sul lungomare, la famosissima Promenade des Anglais, e ci rilassiamo un po' sulla spiaggia, che è ampia e lunghissima ma ahimè di ghiaia grossa, quindi non molto confortevole.

Nizza - Place Masséna

<br />
Nizza - Vieux Nice (città vecchia)

Nizza - spiaggia

Nizza - vista dal Parc du Château

21 giugno 2009: Principato di Monaco

Oggi decidiamo di andare a visitare il Principato di Monaco, che si raggiunge comodamente in venti minuti di treno da Nizza. Ferrovia e stazione sono sotterranee, anche perché immagino che in uno stato grande due chilometri quadrati scarsi non sia il caso di "sprecare" spazio per la ferrovia (comunque, che questa piccola baia cementificata sia uno stato sovrano è veramente difficile da credere). Il contrasto con Nizza è subito evidente: qui infatti è tutto pulitissimo e ordinatissimo, pure troppo. Saliamo a Monaco-Ville, cioè la "capitale", dove si trovano il Palazzo dei Principi, la Cattedrale e il Museo Oceanografico. Già che siamo lì, a mezzogiorno assistiamo al cambio della guardia, una messinscena a uso turistico con tanto di banda musicale, decisamente non esaltante. Ridiscesi nella parte bassa, dopo una pausa pranzo facciamo un giro per Montecarlo. Qui riconosciamo chiaramente i luoghi del Gran Premio, ma visto dal vivo anziché in TV sembra tutto molto ma molto più piccolo. Foto di rito davanti al Casinò, e poi è ora di tornare. L'Eurocity parte da Nizza in ritardo, e ovviamente se lo porta fino a Milano Centrale.

Principato di Monaco - Palazzo dei Principi

Principato di Monaco - porto di Monaco

Principato di Monaco - Cathédrale Notre-Dame-Immaculée

Principato di Monaco - Casinò di Montecarlo

Non so dove vorrei vivere, ma vorrei che ci fosse il Mare. Invece sto per trasferirmi in montagna, ma rispetto a Milano non c'è male.

(Altre foto di questo viaggio sono disponibili qui)

Diario di un viaggio in Bretagna

2 agosto 2006: arrivo a Saint Malo (via Parigi Charles de Gaulle)

Aeroporto di Milano Linate, zaino, volo delle 9.35 per Parigi Charles de Gaulle, in perfetto orario. Il CDG è immenso, il solo terminal 2F (quello in cui arrivo) sarà grande come Malpensa 1 (il nuovo terminal, cosiddetto Malpensa 2000). All'interno dell'aeroporto c'è anche una stazione del TGV, tramite la quale si possono raggiungere diverse città francesi, mentre a Malpensa c'è solo il trenino che porta all'inutile stazione di Milano Cadorna (servita solo da trenini locali verso l'hinterland a nord di Milano, e non da FS-Trenitalia), dalla quale ti tocca prendere il metrò per andare in Centrale, dove ci sono i treni veri. Vado appunto alla stazione interna al CDG per prendere il TGV diretto a Rennes. Le macchinette gialle per timbrare i biglietti sono diverse dalle nostre, però sono di "Solari Udine" (in compenso i getti d'aria per asciugare le mani nei bagni pubblici non arrivano da Trezzano sul Naviglio). Il TGV mi sembra un bel treno, comodo, ma la Grande Velocità non mi pare di vederla e fa pure venti minuti di ritardo. Per fortuna però a Rennes il treno in partenza per Saint Malo aspetta cinque minuti in più, e non perdo la coincidenza.

Alle 17.45 arrivo quindi alla stazione di Saint Malo, e mi incammino sul lungo viale che porta a Intra Muros (la cittadella fortificata, che originariamente era un'isola, centro storico di Saint Malo). Il tempo è coperto e a tratti pioviggina leggermente. Mi sistemo un attimo in albergo e poi esco, vado sui bastioni che circondano Intra Muros e che su tre lati danno direttamente sull'Oceano. Il tempo cambia in fretta, ora è sereno, la vista dai bastioni è di quelle da ricordare.

Ore 21.30, seduto sui bastioni mi godo il tramonto sull'Oceano, il vento in faccia, il naso verso l'America, i versi dei gabbiani.

Saint-Malo

Saint-Malo

Saint-Malo

3 agosto 2006: Dinan e Saint Malo

Questa mattina ho in programma di visitare Dinan, paese medioevale fortificato che si trova a breve distanza. Da Saint Malo prendo il treno per Dol de Bretagne, da cui parte il trenino (una sola carrozza!) che porta a Dinan. Il tempo non è dei migliori: coperto e di tanto in tanto un po' piovigginoso.

All'ufficio turistico ottengo una cartina con indicati alcuni itinerari da seguire per visitare il paese (cartina che si rivela poi poco chiara). Decido di seguire l'itinerario dei bastioni, immaginandomi qualcosa tipo i bastioni di Saint Malo, ma a parte un tratto non è un gran che. Molto meglio il percorso all'interno, il paese in effetti è bello (peccato per il tempo), con quelle case a graticcio che sembrano uscite da una fiaba.

Dinan

Dinan

Nel primo pomeriggio torno a Saint Malo, il tempo è in via di miglioramento, vado verso i bastioni. La spiaggia, subito al di fuori, è immensa, la gente si disperde, passeggia, fa volare gli aquiloni, qualcuno va persino in bicicletta (dove passa la marea, per una larghezza di centinaia di metri, la sabbia è dura e si può fare). Dei ragazzi si sono addirittura costruiti una specie di salotto circolare con la sabbia. Con la bassa marea un paio di isolotti adiacenti si congiungono alla spiaggia, e si possono raggiungere a piedi. Il maggiore è l'Île du Grand Bé, su cui si trova la tomba di François-René de Chateaubriand; dalla cima dell'isolotto, il panorama su Intra Muros da una parte e sull'Oceano dall'altra merita davvero. È in posti come questi, con il vento in faccia e lo sguardo a ovest sull'Oceano, che si sente davvero il richiamo del Mare.

Torno all'interno della cittadella, c'è tantissima gente in giro, sembrano gli acquisiti prenatalizi. Anche la densità di ristoranti è molto alta. Torno in albergo a farmi una doccia e poi, prima di cena, vado a vedere il tramonto sull'Oceano.

Saint-Malo - Île du Grand Bé

Saint-Malo

Saint-Malo - Île du Grand Bé, tomba di Chateaubriand

4 agosto 2006: Mont Saint Michel

Oggi pullman e visita a Mont Saint Michel. Il luogo è decisamente suggestivo, peccato che in questi giorni l'ampiezza delle maree non sia al massimo per cui l'acqua non arriva a circondare l'isolotto (che peraltro si sta insabbiando, per cui è in progetto la sostituzione dell'attuale strada-diga con un ponte sotto il quale l'acqua possa scorrere). La Grand Rue (l'unica strada dell'isolotto, che dalla porta sale fino all'abbazia) è invece allucinante, con i suoi due lati di negozi di paccottiglia varia e strapiena da non poter camminare. A un certo punto il fiume umano si blocca, non si va avanti. Passa un tizio vestito da meccanico con un cacciavite in mano, preceduto da un poliziotto con fischietto che gli fa strada. L'intoppo è un muletto, evidentemente con qualche problema, che ostruisce la stradina. Riesco a passare e visito l'abbazia, costruita sulla roccia e dovendo fare i conti con il profilo dell'isolotto, sicuramente notevole. Anche il giro all'esterno delle mura merita: è impressionante il deserto di sabbia umida a perdita d'occhio lasciato dalla bassa marea. I cartelli indicano che è pericoloso avventurarcisi per via di possibili sabbie mobili, ma ci sono delle escursioni guidate. La Lonely Planet ne parlava, e infatti vedo i gruppi di turisti a piedi nudi e con lo zainetto in spalla che dall'isolotto partono verso la baia. Potrebbe essere un'esperienza interessante, ma non so se ci siano escursioni anche con guida in inglese.

Mont Saint-Michel

Mont Saint-Michel

Nel tardo pomeriggio torno a Saint Malo, e faccio due passi per Intra Muros. Dà l'idea di un posto vivo, pieno di turisti ma "vero". Anche stasera prima di cena vado sui bastioni a vedere il tramonto sull'Oceano. È la terza sera di fila, ma non è che in Valpadana si possa vedere tutti i giorni un tramonto sull'Oceano, per cui meglio approfittare. Dopo cena decido di assaggiare il kouign amman, tipico dolce bretone che contiene una quantità inverosimile di burro. Buono, direi.

Saint-Malo - tramonto

5 agosto 2006: Rennes e Vitré

Vitré è un paese con un castello e un po' di case a graticcio. Ha un'aria dimessa, in giro c'è pochissima gente, non ci tornerei. La nota positiva è che ho mangiato una galette ottima e abbondante (la galette è come una crêpe, ma fatta con la farina di grano saraceno anziché di frumento e con un ripieno salato).

Vitré

Rennes invece è il capoluogo della Bretagna, non c'è nulla di particolarmente degno di nota ma nel complesso è una città gradevole. Se ci si passa (ed è probabile, essendo un importante nodo dei trasporti), penso valga la pena di fermarsi mezza giornata a visitarla. C'è molta gente in giro (ma non molti turisti, mi sembra), ci sono molti caffè e ristoranti con i tavolini all'aperto, molti artisti di strada (come anche a Saint Malo), la città sembra avere un'aria vivace (è anche vero che è sabato pomeriggio, magari tra la settimana è diverso). C'è anche una metropolitana automatica, di quelle senza conducente e con le porte sul marciapiede in corrispondenza di quelle del treno. I treni hanno solo due vagoni e hanno il vetro anche sul davanti, per cui si ha la visione frontale che di solito su treni e metrò è appannaggio del macchinista. Sembra un po' Gardaland.

La sera mi manca un po' il tramonto sull'Oceano, anche se Place Sainte Anne non è male. Noto che i camerieri di solito non parlano inglese, per cui mi tocca arrangiarmi con quelle quattro parole di francese da ristorante che conosco (tipo l'addisiòn sivuplé e poco altro). Negli alberghi invece non ho finora avuto problemi con l'inglese. Tra l'altro, quei burocratici napoleonici dei francesi quando arrivi in un albergo non ti fanno compilare nulla e non ti chiedono i documenti, siamo noi lo stato di polizia?

Rennes

Rennes - Parlement de Bretagne

6 agosto 2006: Lannion e la Côte de Granit Rose

In tarda mattinata arrivo a Lannion, cittadina che non ha nulla di interessante ma che deve avere una qualche importanza (forse quella legata all'industria delle telecomunicazioni), dato che ha un aeroporto e che è capolinea di un TGV da Parigi (si trova in fondo a un breve ramo secondario della linea Parigi - Brest). Non c'è in giro nessuno, ma è domenica, forse sono tutti al mare. Comunque, non sono venuto qui per vedere Lannion, ma la Côte de Granit Rose che si trova a breve distanza (Lannion è nell'entroterra).

Prendo l'autobus di linea, servizio puntuale ed efficiente (bello, ci si può anche caricare la bicicletta), alla radio Toto Cutugno canta L'italiano. Scendo a Perros-Guirec, definita dalla Lonely Planet "località esclusiva": che cos'abbia di "esclusivo" proprio non lo so, ma non mi interessa. Dalla Plage de Trestraou imbocco invece il Sentier des Douaniers (Sentiero dei Doganieri), un percorso di cinque chilometri lunga la costa, attraverso insenature e massi di granito. Spettacolare, peccato per il tempo coperto (di solita rasserena nel tardo pomeriggio, il che accade puntualmente anche oggi). Sul sentiero ci sono molti turisti, perlopiù francesi, un po' di inglesi e spagnoli, pochissimi italiani. Il percorso termina al porticciolo di Ploumanac'h, che mi sembra più carina dell'esclusiva Perros-Guirec, e dove riprendo l'autobus per tornare a Lannion.

Per cena mi ritrovo alla disperata ricerca di un ristorante aperto (domenica qui è giorno di chiusura); alla fine trovo un bel locale, che me ne ricorda uno in cui sono stato a Boston, proprio di fianco all'albergo. Si rivela una scelta azzeccata: molto buone sia l'entrecôte che la Poire Belle Hélène.

Perros-Guirec - Sentier des douaniers

Perros-Guirec - Ploumanac'h

Perros-Guirec - Ploumanac'h

7 agosto 2006: Morlaix

Definirei quello di oggi uno "scalo tecnico", inserito perché per via delle coincidenze dei treni era difficile andare direttamente da Lannion a Quimper, mia meta successiva. Comunque, Morlaix è una cittadina carina per spendere un paio d'ore se si passa da queste parti (meglio di Lannion), dominata dalle arcate di un alto viadotto ferroviario ottocentesco. Parecchi turisti in giro, tempo coperto che come sempre volge al bello nel pomeriggio. Sarei voluto andare a dare un'occhiata sulla vicina costa, verso Roscoff, ma purtroppo considerati gli orari dei mezzi pubblici non ne ho il tempo.

Morlaix

Morlaix

8 agosto 2006: Quimper

Stamattina ho il treno alle otto, mi devo alzare presto. Arrivo in stazione sudato marcio perché Morlaix è in basso, ma la ferrovia è in alto: c'è una lunga scalinata per arrivare in stazione e lo zaino sulle spalle non è esattamente rinfrescante. Dovendo uscire presto non potevo fare colazione in albergo; mi sono premunito di brioche ma qualcosa di caldo non mi dispiacerebbe. Alla stazione c'è il bar, mi arrischio a chiedere un cappuccino, ottengo un caffé con forse del latte ma soprattutto con abbondante panna montata. Non è precisamente quello che intendevo, ma può andare.

Alle dieci arrivo a Quimper (Kemper in bretone), c'è il sole, tantissima gente in giro, un bel centro storico pedonale con case a graticcio e tanti fiori, una bella piazza e una bella cattedrale gotica. I cartelli stradali sono bilingui francese-bretone, così come i cartelli con le descrizioni dei luoghi turistici (e in questo caso se ci avessero aggiunto l'inglese sarebbe stato molto meglio). Non so se e quanto il bretone sia effettivamente ancora parlato, ma questa è la capitale del Finistère ("fine della terra", Penn-ar-Bed in bretone), la regione più remota della Bretagna, quella dove la tradizione è probabilmente più forte. Nell'ascensore dell'albergo risuona una musica di cornamuse che risulta un po' stucchevole. La città è strapiena di turisti di giorno ma semideserta la sera: forse molti alloggiano sulla costa e vengono a fare un giro in giornata. È probabilmente dovuto a questo il fatto che il centro cittadino abbondi di caffè e crêperie (buoni per il pranzo) ma non di ristoranti. Comunque, Quimper e la sua cattedrale gotica meritano sicuramente una visita se si viene in Bretagna.

Quimper

Quimper

9 agosto 2006: Pointe du Raz

Da Quimper prendo l'autobus di linea per raggiungere la Pointe du Raz, che pur non essendo in realtà la località più occidentale (più a nord c'è un promontorio che si spinge poco più in là), idealmente è comunque il "penn ar bed" (fine della terra). Cambio di autobus a Douarnenez, dove inspiegabilmente c'è una cabina telefonica rossa di quelle inglesi (ma va beh, in fondo questa zona si chiama Cornovaglia, come in Inghilterra...), e arrivo a Pointe du Raz in tarda mattinata. Il posto, per quanto preso d'assalto dai turisti, è veramente suggestivo, e probabilmente la nebbiolina contribuisce all'atmosfera. È anche molto ben tenuto: il parcheggio e gli inevitabili negozi sono a debita distanza (poco meno di un chilometro) ed essendo in una conca si vedono solo quando ci si è molto vicini. Seguendo un sentiero-marciapiede in alto sulla costa in una ventina di minuti si arriva vicino alla punta, fino a un cartello che dice che il proseguimento è molto difficoltoso ed è a proprio rischio e pericolo (di piombare giù dalla scogliera). Dato che mi sento in vena di esperienze audaci (definizione della Lonely Planet per questo tratto di percorso) e che lo fa molta gente decido di arrischiarmi e inerpicarmi per l'ultimo tratto; penso ne sia valsa la pena: bello il percorso e molto bello il panorama. Non mi è nemmeno sembrato così difficile: ci sono dei segni rossi sulle rocce che indicano dove passare, e delle corde a cui tenersi in alcuni punti un po' più difficili (sconsiglierei comunque di provarci con le infradito).

Verso le quattro, come sempre nel pomeriggio, arriva il sereno, ma purtroppo non ho tempo di ammirare adeguatamente il panorama con il sole perché alle cinque parte l'ultimo autobus per Quimper (sono un paio d'ore di viaggio). Il tramonto da qui dev'essere magnifico (la punta è rivolta a ovest), ma purtroppo è al di fuori delle mie possibilità. Tra ieri e oggi, con Quimper e la Pointe du Raz, ho visto quello che mi aspettavo dalla Bretagna: città medioevali, cattedrali gotiche, scogliere e distese di erica. Questa zona merita davvero, avrei voluto vedere anche altro nei dintorni (la penisola di Crozon, Concarneau), ma muovendosi con i mezzi pubblici purtroppo è difficile. Vorrei tornarci.

Pointe du Raz

Pointe du Raz

Pointe du Raz

10 agosto 2006: Vannes

Cambio dipartimento, passando dal Finistère al Morbihan. Vannes, il capoluogo, è una bella città medioevale, con case a graticcio di diversi colori (direi più belle di quelle di Quimper), bastioni imponenti e ben conservati, e una bella cattedrale (ma meno bella di quella di Quimper, e oltretutto sacrificata in una via, senza una piazza davanti). A pranzo ho voglia di pasta, per cui mi infilo in un ristorante italiano, che stranamente non è pieno di connazionali in crisi di astinenza da spaghetti. Azzardo quelli al pesto, che sono cotti al punto giusto ma fondamentalmente sono conditi con abbondante aglio e qualche coriandolo di basilico.

La città è vicina al mare, o meglio al golfo-laguna di Morbihan; c'è un canale di un paio di chilometri che collega il centro cittadino al golfo, e in cui si trova il piccolo porto turistico (dove sono ormeggiate quasi solo barche a vela: si vede che questa è zona di velisti). Rispetto a Quimper manca una bella piazza spaziosa (Place Saint Corentin a Quimper mi è piaciuta molto), ma Vannes sembra più vivace, è piena di ristoranti, la sera c'è più gente in giro e i monumenti sono ben illuminati. Cena molto soddisfacente, bel locale e buon cibo.

Vannes

Vannes

Vannes

11 agosto 2006: Golfe du Morbihan e Belle Île en Mer

Dato che ieri, con grande colpo di culo, ho beccato l'ultimo posto disponibile, di buon mattino vado alla stazione marittima di Vannes per salpare verso Belle Île en Mer (che razza di nome per un'isola...). Attraversiamo il Golfe du Morbihan, un golfo di una ventina di chilometri di diametro e un'imboccatura larga solo novecento metri. Praticamente un mare chiuso, costellato da decine di isole e isolotti, in gran parte abitati. Non ho mai visto così tante barche a vela come qui.

Cambio di imbarcazione a Port Navalo, salgo su un affare piuttosto veloce che in un'oretta di sballottamenti arriva a Sauzon, secondo porto di Belle Île. Porto che all'interno (noi abbiamo attraccato a un molo all'esterno dell'insenatura) è in secca, dato che c'è la bassa marea! Fa impressione vedere barche e boe appoggiate sul fondo, in attesa che rientri l'acqua. Il tempo è buono, cerco il noleggio biciclette, ma un cartello mi porta completamente fuori strada. Chiedo informazioni ad alcuni passanti in bicicletta, che sanno l'inglese ma hanno noleggiato le bici a Le Palais (il centro principale dell'isola) e non hanno idea di dove si possano noleggiare qui a Sauzon. L'ufficio turistico è chiuso per la pausa pranzo, per cui provo a chiedere a una ragazza di un negozio, che però non sa l'inglese. Riesco a farle capire che cosa cerco con il mio ottimo francese e riesco anche a capire la risposta, per cui trovo finalmente quello che cercavo. Approccio la proprietaria del noleggio biciclette con il consueto "bonsgiur, parlevù anglé?", ma quella risponde di no con aria sdegnata (simpatica...), per cui sono di nuovo costretto a fare ricorso al mio francese (quasi quasi lo metto nel curriculum); comunque, riesco a ottenere una bicicletta per il pomeriggio. Vado a Pointe des Poulains, estremità settentrionale dell'isola: scogliere spettacolari, il panorama merita davvero. Ripiglio la bici appena in tempo per evitare la coabitazione con i quattro pullman di turisti appena arrivati alla punta. Seguendo uno dei segnalatissimi percorsi ciclabili passo per il luogo dove si trova la Grotte de l'Apothicairerie (impressionante la falesia) e per la spiaggia di Port de Donnant. A sera riparto per Vannes, arrivo alle 22.15, gelato in Place Gambetta per concludere la giornata.

Belle-Île-en-Mer - Pointe des Poulains

Belle-Île-en-Mer - Pointe des Poulains

Belle-Île-en-Mer - falesia presso la grotte de l'Apothicairerie

Belle-Île-en-Mer - Port de Donnant

12 e 13 agosto 2006: Saint Hilaire de Riez

Riassumo due giorni in un unico blocco perché non c'è molto da dire. Ho infatti deciso di fare una deviazione verso sud e di concedermi un giorno e mezzo di relax in zona balneare. La spiaggia di Saint Hilaire de Riez è lunghissima, e con la bassa marea anche larghissima, e alle sue spalle ci sono dune e pini marittimi. Non mi dispiacerebbe fare il bagno, ma c'è davvero troppo vento (fastidioso, i più organizzati in spiaggia hanno un apposito paravento piantato per terra).

14 agosto 2006: Nantes

Se Rennes, pur essendo l'attuale capoluogo della Bretagna, non ha un atmosfera particolarmente bretone, Nantes, pur essendone stata in passato la capitale, non ce l'ha per nulla. Oggi, dal punto di vista amministrativo, Nantes non fa nemmeno più parte della Bretagna, ma è il capoluogo della regione della Loira (Pays de la Loire); la recente separazione dalla Bretagna è però contestata, e davanti alla sede del dipartimento della Loira Atlantica (il dipartimento di Nantes) sventola la bandiera bretone.

Nantes mi delude abbastanza, anche se c'è da dire che non posso visitare il castello (chiuso per restauro) e per di più oggi è lunedì e domani è Ferragosto (giorno festivo anche qui in Francia), per cui i negozi sono chiusi e c'è poca gente in giro (ma molti turisti italiani, più che nel resto del viaggio). Anche la cattedrale gotica non è un gran che, e si affaccia su una brutta piazza asfaltata. Direi che qui una bella piazza manca proprio (mi piacciono le piazze, forse perché sono nato in una città in cui la bella e ampia piazza ha un ruolo importante). Belli i giardini botanici, ma sono quel genere di parco-museo (guardare e non toccare) che non apprezzo molto.

La sera, in un bel ristorantino, mi servono un'entrecôte veramente enorme. Molto buona comunque, e a buon prezzo.

Nantes

Nantes

Nantes - Passage Pommeraye

15 agosto 2006: Saint Nazaire

Dato che a Nantes non c'è molto da vedere, decido di prendere il treno e andare nella vicina Saint Nazaire. A parte i venti minuti di ritardo del TGV il primo giorno, ho sempre trovato un servizio ferroviario puntuale e molto efficiente, con treni perlopiù nuovi, comodi e puliti.

Saint Nazaire si trova sull'estuario della Loira, e prima della Seconda Guerra Mondiale era uno dei porti da cui partivano i transatlantici. Durante l'occupazione tedesca divenne un'importante base sottomarina, ragion per cui è stata ripetutamente bombardata dagli Alleati fino ad essere rasa completamente al suolo: l'unico edificio rimasto in piedi è proprio l'imponente e lugubre base sottomarina tedesca. La città è quindi moderna (è stata ricostruita dopo la guerra) e non particolarmente piacevole; sembra un po' di stare in America.

A Saint Nazaire vado a visitare l'Espadon, sottomarino francese del dopoguerra ora trasformato in museo. Per quanto non sia particolarmente amante del genere, trovo la visita interessante (con audioguida in inglese). A Saint Nazaire ci sono anche degli importanti cantieri navali (dove tra l'altro è stata costruita la Queen Mary 2) e una fabbrica dell'Airbus; entrambi si possono visitare (con la guida), ma la visita guidata in inglese è disponibile solo il martedì per i cantieri navali e il giovedì per l'Airbus. Dato che oggi è martedì, opto per i cantieri navali: la visita dura un paio d'ore ed è molto interessante, peccato che essendo Ferragosto i cantieri non sono al lavoro. Oggi è stata una bella giornata di sole. Prima di riprendere il treno per Nantes do un'ultima occhiata all'Oceano.

Saint-Nazaire - base sottomarina

Saint-Nazaire

Saint-Nazaire

16 agosto 2006: ritorno a casa

Oggi si torna a casa: faccio un ultimo giro per il centro di Nantes e poi prendo l'autobus per l'aeroporto. Ho il volo delle 15.10 per Milano Malpensa, l'aeroporto di Nantes mi sembra veramente scalcinato (quantomeno la hall 4), l'aereo è piccolo e stretto, un po' claustrofobico. Alle 16.45 sono a Malpensa, la consegna bagagli è velocissima, il tempo è autunnale (si stava meglio in Bretagna).

Non so dove vorrei vivere, ma vorrei che ci fosse il Mare.

(Altre foto di questo viaggio sono disponibili qui)

Syndicate content