Blog di Davide

Tempus fugit

— Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando.
Silenzio.
— Che sia troppo tardi, madame.

— Alessandro Baricco, Oceano mare

Petizione a favore di Fiorello Cortiana

L'orribile nuova legge elettorale voluta dall'attuale maggioranza di centro-destra, tra le altre cose, non prevede la possibilità per gli elettori di esprimere preferenze: i partiti presentano le liste, si vota la lista "in blocco", e i candidati vengono eletti secondo l'ordine con cui compaiono nella lista. È anche per questo che da qualche giorno circola in rete una petizione a favore di Fiorello Cortiana, senatore dei Verdi molto attento alle questioni riguardanti le nuove tecnologie e le libertà digitali. Infatti Cortiana, uno dei pochissimi parlamentari competenti sulle materie di cui sopra, per decisione dei vertici del suo partito sarebbe candidato in una posizione "bassa" della lista (tra l'altro a vantaggio dell'ex direttore di Radio Padania Libera), rendendo così difficile una sua rielezione. La petizione, promossa da Beppe Caravita e diretta ad Alfonso Pecoraro Scanio e a Romano Prodi, è stata finora firmata da oltre 1600 persone.

Pagare con un dito

Leggo oggi su Punto Informatico che una società americana ha realizzato un sistema grazie al quale è possibile pagare nei negozi usando l'impronta digitale anziché la carta di credito (o i contanti).

Ecco un esempio di una cosa che personalmente non vorrei mai. Che un ipermercato (o chi per esso) acquisisca e conservi dati sulle mie impronte digitali mi sembra una cosa totalmente indesiderabile. Inoltre, sono dell'avviso che l'autenticazione biometrica sia da usare con la massima cautela (e se la si evita è meglio), dati i forti rischi di utilizzo improprio, le implicazioni sulla privacy, e anche i rischi sull'incolumità fisica. Da ricordare: posso cambiare una password, revocare un certificato digitale, usare password/chiavi diverse per diversi servizi/utilizzi... con il dato biometrico non posso fare nulla del genere.

Voler essere

I want to be a human being, not a human doing.

— Scatman John, Scatman's world

Indirizzi IP filtrati anche in Italia?

Mi domandavo proprio pochi giorni fa se anziché esportare democrazia in Cina non rischiamo di importare censura, ed ecco che oggi leggo in un articolo di Vittorio Bertola su Punto Informatico che la Guardia di Finanza avrebbe ottenuto dagli ISP italiani di impedire l'accesso alle emittenti cinesi che trasmettono le partite del nostro campionato di calcio, filtrando i relativi indirizzi IP. A parte il fatto che la misura in sé (il blocco degli indirizzi IP) mi pare piuttosto odiosa, quello che trovo sconcertante, se le cose stanno effettivamente così, è l'arbitrio: la Finanza chiede ai nostri provider di impedire a noi cittadini l'accesso a degli indirizzi IP stranieri e prontamente lo ottiene? Ma con quali garanzie per la libertà e la democrazia avviene questo? E se lo chiedesse direttamente Sky? L'affermarsi di una pratica del genere sarebbe devastante.

TCP e le automobili

In un articolo pubblicato su IEEE Spectrum di questo mese Robert W. Lucky parla della "tragedia dei beni comuni". Il problema, così chiamato da un articolo del 1968 di Garrett Hardin (The Tragedy of the Commons, pubblicato su Science), sta nel fatto che una risorsa comune (l'esempio originale è un pascolo) che può essere utilizzata senza limitazioni verrà sovrautilizzata fino ad esaurirsi, perché gli utenti, nel perseguire esclusivamente il proprio vantaggio personale, porteranno il sistema complessivo alla rovina. Il problema è noto anche a chi si occupa di reti e sistemi distribuiti, e infatti Lucky fa l'esempio di TCP: i meccanismi di controllo di congestione servono ad evitare il collasso della rete facendo in modo che ogni nodo si auto-limiti, in assenza di una "autorità" che imponga un comportamento di questo tipo.

Ciò che mi ha colpito dell'articolo è però l'osservazione che la stragrande maggioranza degli utenti non è consapevole di questo comportamento, che le viene imposto (a sua insaputa) dallo stack di rete. L'utente non si comporta come chi, quando c'è traffico sull'autostrada, cambia continuamente corsia o va su quella di emergenza, forse solo perché semplicemente non si accorge di ciò che accade e non lo può fare. Lucky fa proprio l'esempio delle automobili:

Imagine if our cars acted like TCP. You'd be allowed to drive as fast as you wanted, as long as you didn't interfere with others. As soon as your car detected that you were interfering with others, your speed would be automatically reduced, and you could build it back up only gradually. If everyone were subject to such a system, perhaps traffic would flow much better, and the roads would be more peaceable. However, we'd all hate it. It seems that the freedom to ruin a commons is one of those inalienable rights.

In effetti alcune applicazioni peer-to-peer (categoria particolarmente soggetta a questo problema) non solo impediscono all'utente un comportamento eccessivamente non collaborativo (file sharing), ma non danno nemmeno all'utente particolare evidenza del fatto che sta mettendo qualcosa "in comune" per il funzionamento del sistema (pensiamo a Skype...).Non so se ci possa essere dietro una scelta precisa, ma il fare in modo che gli utenti rispettino l'equità complessiva semplicemente perché non se ne accorgono non mi sembra una cosa desiderabile.

La censura cinese e le aziende occidentali

Che il regime cinese censuri qualunque informazione "scomoda", e che per questo motivo molti siti web non siano visibili in Cina, è cosa nota. La censura politica è una pratica assolutamente esecrabile, ma comunemente esercitata dai regimi di qualunque colore, per cui c'è poco da stupirsi. Ciò che mi indigna quindi non è tanto il fatto che il governo cinese censuri Wikipedia, quanto il fatto che le aziende occidentali (quindi noi) siano pronte a dare manforte alla censura pur di non perdere la possibilità di operare in Cina e quindi il mercato cinese. È il caso di Google, che per la sua versione cinese ha deciso di eliminare dai risultati informazioni sgradite al regime, ma è anche il caso di Yahoo! o Microsoft, citate a questo proposito nell'articolo di Federico Rampini a cui mi riferivo prima. Quindi, quando si tratta di soldi, i famosi valori dell'Occidente in tema di libertà e democrazia passano in secondo piano. Non dovevamo esportare democrazia? Oppure rischiamo di importare censura?

Viva Zapatero!

A futura memoria: la libertà che abbiamo ce la siamo presa.

— Sabina Guzzanti, Viva Zapatero!

Film da vedere, e frase da ricordare.

Fantasmi del (recente) passato

Leggo su Slashdot che Symantec si rifiuta di vendere uno strumento di password cracking a clienti al di fuori di Stati Uniti e Canada, adducendo come motivazione alcune restrizioni imposte dal governo USA. Torna l'epoca oscura (passata da poco, invero) in cui il software crittografico non poteva varcare i confini degli Stati Uniti? Ma che senso ha? Eventuali malintenzionati possono con tutta probabilità procurarsi ciò che interessa loro tramite canali meno ufficiali (stiamo parlando di software...), e i produttori USA con queste norme si perdono una fetta di mercato (non è che in Europa manchi la conoscenza per sviluppare prodotti del genere)... mah.

Il creazionismo non è scienza!

Un giudice americano ha stabilito che il creazionismo non può essere insegnato nelle classi di scienze, bocciando un consiglio scolastico della Pennsylvania che lo aveva inserito nei programmi. La notizia è ovviamente positiva, ma trovo veramente assurdo che, secoli dopo la condanna di Galileo, si debba ancora dibattere di argomenti del genere. Non dovrebbe essere ovvio che la creazione non è scienza, la Bibbia non è scienza, e quindi non ha alcun senso insegnare il creazionismo nell'ora di scienze mettendolo sullo stesso piano della teoria di Darwin? Anche secondo la Chiesa Cattolica si tratta di campi completamente diversi... perché questi rigurgiti di Medioevo?

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