Blog di Davide

Diario di viaggio: Dalmazia (Croazia e Montenegro)

5 luglio 2011: arrivo a Spalato

Dopo la positiva esperienza dell'anno scorso ho deciso di tornare anche quest'anno in Croazia, dedicandomi però di più alle isole e spingendomi poi fino in Montenegro. Quest'anno la prima tappa è Spalato, dove volo da Innsbruck via Vienna (con la gradita sorpresa di un upgrade in business class sul volo Vienna - Spalato).

L'aeroporto di Spalato è molto piccolo, la coda per il controllo passaporti piuttosto lunga (uffa, viaggiando quasi sempre in area Schengen non ci sono abituato), comunque recupero il mio zaino, prendo un autobus, e verso le 16 sono in città. La sgradita sorpresa è che inaspettatamente piove... va beh, per fortuna ho già visitato Spalato l'anno scorso, e stavolta sono solo di passaggio ripartendo domani mattina per Hvar. Il centro storico di Spalato (patrimonio dell'umanità UNESCO, per metà occupato dal famoso palazzo di Diocleziano) è comunque qualcosa di unico e davvero bello, per cui non mi dispiace farci un giro anche quest'anno.

Spalato - Narodni Trg

Spalato - Palazzo di Diocleziano, Peristilio

Spalato - Riva

6 luglio 2011: Hvar (Lesina)

Dopo un giretto mattutino in centro a Spalato, alle 11.30 prendo il catamarano che in circa un'ora porta a Hvar (avevo tentato di fare il biglietto ieri, ma per qualche motivo li vendono solo il giorno stesso). Hvar (in italiano Lesina) è il centro principale dell'isola omonima, nonché una delle località più famose della Croazia. Il centro di Hvar, interamente pedonale, si sviluppa intorno al porto e alla grande piazza di Santo Stefano (dove si trova la cattedrale - Hvar è sede vescovile); è molto bello ed elegante, con case in pietra e palazzi storici. Essendo una delle maggiori destinazioni turistiche del paese, Hvar è ovviamente piena di ristoranti e bar, tuttavia, perlomeno ora (siamo a inizio luglio) direi che si è mantenuta una certa misura, e non c'è nessun effetto Disneyland. Temevo anche che fosse una località molto molto modaiola, e invece la cosa non è eccessiva. Intendiamoci: un po' di Bellaggente c'è, come testimoniato anche dalle barche al molo (non molte per la verità - ma con alcuni esemplari tra i più tamarri della storia - perché i posti sono pochissimi e quindi, immagino, ambiti e costosi), ma in generale direi che la frequentazione è molto variegata (per fortuna, la Croazia non è un posto fighetto). Anche i prezzi, pur non bassi, sono comunque più o meno ai livelli di Spalato (e quindi più bassi che a Dubrovnik). Dalla fortezza spagnola che domina la cittadina si gode di una magnifica vista su Hvar, la sua baia, e le vicine isole Pakleni; vale davvero la pena di salirci, e il percorso non è comunque faticoso. La sera, le tante barche a vela ormeggiate qua e là nella baia hanno le luci in testa d'albero accese, e oscillano come accendini. Un bell'effetto.

Hvar (Lesina) - Piazza di Santo Stefano (Trg svetog Stjepana)

Hvar (Lesina)

Hvar (Lesina)

Hvar (Lesina) - vista dalla fortezza spagnola

7-8 luglio 2011: isole Pakleni

Le isole Pakleni, cioè isole del Diavolo, sono un piccolo arcipelago che si trova di fronte a Hvar, e secondo la guida sono la meta preferita della zona dal punto di vista delle spiagge. Da Hvar ci sono infatti molte barche che fanno servizio "taxi", cioè fanno frequentemente la spola tra la cittadina e le isole vicine trasportando i turisti (il viaggio dura una ventina di minuti).

La prima volta decido di andare sull'isola di Marinkovac (in italiano Forca), prendendo la barca che porta nella località di Stipanska. Qui si trova il Carpe Diem Beach, succursale del bar più famoso (e più costoso, credo) di Hvar, ma di giorno è un posto tranquillo. Fatto il bagno, dopo pranzo mi trovo un bel posto nel bosco dove leggere e sonnecchiare con in sottofondo solo il rumore del mare e delle cicale... quand'ecco un enorme barcone di turisti ormeggiare proprio di fronte a me e far partire musica tunz-tunz a tutto volume. Uhm, meglio che mi cerchi un altro posto.

L'indomani decido di cambiare isola e andare a Sveti Klement (Spalmadora), l'isola più grande dell'arcipelago, e in particolare nella località di Palmižana, dove dovrebbe esserci una spiaggia di sabbia (da queste parti di solito sono tutte rocce, e le spiagge sono una rarità). A Palmižana ci sono un porto turistico e un complesso alberghiero, ed effettivamente c'è una stretta spiaggia che però non mi è piaciuta un granché. L'acqua non è molto limpida; andando verso gli scogli alla fine della spiaggia migliora, ma in compenso è pieno di ricci. Avevo letto che la zona era attrezzata e non mi sono portato nulla da mangiare per pranzo; sulla spiaggia ci sono però ben tre ristoranti tre che servono pasti completi, ma se vuoi un'insalata o un panino ti attacchi. Evidentemente l'idea è che se sei un tipo da panino te lo porti da casa, altrimenti è perché ti va piuttosto una braciola, una grigliata mista, o un filetto al pepe verde. Va beh, prendo un grosso gelato (che in Croazia è sempre buono) e via, e mi rifaccio poi la sera con un'ottima cena.

Marinkovac (Forca)

Marinkovac (Forca)

Sveti Klement (Spalmadora) - Palmižana (Palmisana)

9 luglio 2011: Hvar e arrivo a Korčula (Curzola)

Oggi mi trasferisco su un'altra isola, da Hvar a Korčula (in italiano Curzola). L'unico collegamento diretto è un catamarano che parte da Hvar alle 18.15 e arriva a destinazione verso le 20; di solito preferisco muovermi al mattino, ma in questo caso non c'è scelta. Dedico allora la mattinata alla passeggiata lungomare che dal centro di Hvar va verso ovest; non l'avevo fatta nei giorni precedenti e scopro che è lunga e molto bella, con tanti bei posti dove fare il bagno (dalle rocce) e acqua limpida e azzurra. Direi che è meglio che andare a Palmižana...

A Hvar, oltre ai turisti locali (diciamo dell'ex Jugoslavia, dato che non sono in grado di distinguerli tra loro), ci sono molti turisti inglesi (ma fortunatamente sembrano piuttosto civilizzati e non molesti come spesso accade), poi una buona quantità di nordici, e infine alcuni italiani, tedeschi e francesi. Prendo un gelato ordinando in inglese, ma il tizio reagisce alla mia pronuncia di "Schwarzwald" (il nome di uno dei gusti) rispondendomi in tedesco. E sì che l'altro gusto era "limoncello"... va beh, facciamo che lo considero un complimento al tedesco che sto tentando di imparare.

La sera, sul catamarano per Korčula e costeggiando Hvar da sud, si vede che l'isola è brulla e perlopiù disabitata, quantomeno da questo lato. Korčula appare decisamente più verde, ma anch'essa largamente disabitata. Anche a Korcula come a Hvar c'è molta gente in giro la sera, ma si nota che l'ambiente è molto meno modaiolo; ci sono anche parecchi gatti: alcuni saranno forse randagi, ma altri sembrano decisamente troppo pasciuti per esserlo. I prezzi sono nettamente più bassi che a Spalato o Hvar: un gelato costa 12 kune anziché 16 (cioè 1,60 euro anziché 2,15), e cappuccino e brioche 15 kune anziché 25 (cioè 2 euro anziché 3,35).

Hvar (Lesina)

Hvar (Lesina)

Hvar (Lesina)

10 luglio 2011: Korčula e Badija

La bella città vecchia di Korčula, di impronta veneziana, è costruita su una piccola penisola, e ha una curiosa pianta regolare a spina di pesce (la guida spiega che l'orientamento delle vie è studiato in modo da far entrare il maestrale e garantire una ventilazione ottimale). Una volta era interamente circondata da mura e torri, in parte ancora esistenti; particolarmente scenografica è la porta d'ingresso alla città vecchia, con relativa scalinata. Una cosa molto bella di questi paesi (tanto Hvar quanto Korčula) è che, per quanto oggi vivano di turismo, sono comunque centri che hanno avuto una certa importanza storica, per cui si passeggia tra piazze storiche, mura, torri, chiese e palazzi. Non sono luoghi finti, nati e cresciuti in funzione del turismo e dei turisti. E poi, la zona è veramente poco urbanizzata, senza mega-resort, palazzoni e colate di cemento... spero proprio che riescano a preservarla in questo modo.

Korčula, per lungo tempo parte della Repubblica di Venezia, rivendica di aver dato i natali a Marco Polo. La cosa in realtà è dubbia; ad ogni modo, che sia vero oppure no qui hanno deciso di sfruttare il "marchio" di Marco Polo il più possibile, per cui ecco la trattoria Marco Polo, la gelateria Marco Polo, la panetteria Marco Polo, la linea di souvenir Marco Polo con relativi negozi dedicati "Marco Polo Shop" (ne ho visti ben tre nel piccolo centro storico), e così via.

Dopo un giro e qualche foto nella città vecchia vado sull'isola di Badija; anche qui c'è un comodo servizio di barche che fanno le spola. A Badija c'è una lunga e tranquilla spiaggia di ghiaia, bella se non fosse per i rifiuti sparsi qua e là (strano; ho sempre trovato tutto molto pulito in Croazia). L'acqua comunque è veramente bella, limpidissima e con sfumature dall'azzurro al verde smeraldo. In un altro punto dell'isola c'è anche un (ex?) convento francescano. Per pranzo mi sono portato un burek, tipico prodotto da forno locale. Si tratta di pasta sfoglia ripiena di cose tipo formaggio o carne o spinaci, veramente unto. La sera decido quindi che mi merito un pasto come si deve, e mi godo un'ottima cena per meno di 22 euro.

Korčula (Curzola) - torre Veliki Revelin

Korčula (Curzola) - Cattedrale di San Marco (Katedrala svetog Marka)

Korčula (Curzola)

Badija (Badia)

Badija (Badia)

11 luglio 2011: Orebić (Sabbioncello)

Oggi vado a Orebić (in italiano Sabbioncello), il paese che si trova di fronte a Korčula, sulla terraferma (per l'esattezza sulla penisola di Pelješac). C'è un comodo ed economico (12 kune, cioè 1,60 euro) servizio di traghetto passeggeri tra Korcula e Orebić, e la traversata dura circa 15 minuti (c'è anche un traghetto per le auto, ma parte da un posto a qualche chilometro da Korčula). Orebić ha poco a che vedere con l'aspetto storico e monumentale di Korčula, però offre delle spiaggia di sabbia (e il nome italiano della località sembra indicativo in tal senso), cosa più unica che rara da queste parti. Prima della spiaggia però, dato che sono le 10.30 e non fa ancora caldissimo, decido di salire al monastero francescano che sta sull'altura sopra al paese. Ci si può arrivare tramite una strada asfaltata o tramite un più ombroso ma meno agevole sentiero nel bosco (indicato da un cartello rosso poco dopo l'inizio della strada). La vista su Korčula e sulle altre isole che si gode da lassù comunque merita di sicuro la salita. Tornato giù mi dirigo verso la spiaggia Trstenica, una lunga spiaggia di sabbia e ghiaia. La prima parte è affollatissima e quindi decisamente poco invitante, ma proseguendo lo spazio a disposizione aumenta. Per via della sabbia e dell'alta frequentazione, l'acqua non è limpida come altrove, ma è comunque bella. Orebić sembra decisamente meno internazionale di Korčula, frequentata soprattutto da turisti locali, e in particolare da famiglie con bambini (immagino per via della spiaggia). Ha anche una certa aria "fuori moda", e in questo senso è un po' l'opposto di Hvar.

Orebić (Sabbioncello)

Orebić (Sabbioncello) - vista dal monastero francescano

Orebić (Sabbioncello) - Plaža Trstenica

12 luglio 2011: Korčula e arrivo a Dubrovnik (Ragusa)

Sulla via che mi porterà infine in Montenegro, la prossima tappa è Dubrovnik (Ragusa). Ci sono già stato l'anno scorso e, per quanto sia molto bella e sicuramente da vedere, quest'anno l'avrei anche saltata, ma, dovendo fare una tappa intermedia tra Korčula e Kotor, Dubrovnik è la scelta più semplice e ovvia, essendo di gran lunga il principale nodo dei trasporti della zona. Da Korčula a Dubrovnik ci sono due autobus al giorno (che vanno sul traghetto per Orebić), oppure un traghetto due volte la settimana. Dato che come orario mi sembrava più comodo, ho scelto quest'ultimo. Passo la mattina ancora in giro per la città vecchia di Korčula, poi poco prima delle 14 mi imbarco. Il traghetto è veramente squallido; i Tirrenia di vent'anni fa erano navi da crociera in confronto. Fosse uno di quelli che fanno avanti e indietro su un tragitto di un'ora sarebbe OK, ma questo fa Fiume - Spalato - Dubrovnik (più altre fermate intermedie tra cui Korčula), cioè 24 ore di viaggio. Immagino sia un relitto dell'epoca socialista; ad ogni modo, mi pento di non aver scelto l'autobus... A metà navigazione il traghetto ferma al "porto" di Sobra, vale a dire un molo in the middle of nowhere sull'isola di Mljet dove scendono due-macchine-due e un trentinaio di passeggeri a piedi, quasi tutti anziani (mi domando dove vadano, ma ci sono due pulmini ad attenderli per cui forse è qualcosa di organizzato), e non sale nessuno. Penso che se si saltasse questa fermata si risparmierebbe tra tutto quasi un'ora (che sulle quattro e mezzo che si impiegano da Korčula a Dubrovnik non sarebbe poco).

Alle 18.30 arrivo finalmente a Dubrovnik e fa davvero un gran caldo. Mi dicono che non è normale... sarà, ma l'anno scorso era uguale e mi hanno detto la stessa cosa. Alloggio sul lungomare nella zona di Gruž (praticamente di fronte al porto), che secondo me è un buon posto: comodo, e con un rapporto qualità-prezzo nettamente migliore che nella città vecchia. Dopo una doccia prendo l'autobus per andare in centro; gli autobus cittadini sono molto frequenti e sono sempre pieni; penso che l'azienda dei trasporti faccia affari d'oro (perlomeno in alta stagione), dato che non si può salire senza biglietto. Dubrovnik non ha la ventilazione naturale di Korčula: nella città vecchia si soffoca, ma appena usciti si sente una piacevole brezza e la temperatura sembra più bassa. Ma forse è banalmente anche il fatto che Dubrovnik, a differenza di Korčula, conserva intatta l'intera cerchia di mura, che è scenografica ma di certo non aiuta la circolazione dell'aria. Non mi sembra di averlo notato l'anno scorso, ma ci sono in giro tantissimi giovani americani; al porto ho visto una nave con scritto "Semester at Sea", e immagino che la loro presenza sia collegata alla cosa.

Korčula (Curzola)

Korčula (Curzola)

Korčula (Curzola) - torre Zakerjan

13 luglio 2011: Dubrovnik

Sono le 10 di mattina e il termometro segna già 35 gradi. Vado alla stazione degli autobus dove, dopo lunga coda (c'è un solo sportello aperto), ottengo il biglietto per andare domani a Kotor, in Montenegro, ultima tappa del viaggio.

La città vecchia di Dubrovnik è molto bella ma l'ho già visitata l'anno scorso e con questo caldo non mi pare proprio il caso di fare il bis, per cui decido invece di fare un giro sulla penisola di Babin Kuk (si tratta sempre di una zona di Dubrovnik), dove l'anno scorso non sono stato e dove si trovano alcune spiagge. Ce ne sono di diverse: più o meno affollate, più o meno attrezzate, più o meno rocciose, eccetera. Capito in una di ghiaia abbastanza bella e non troppo affollata, e mi godo tre bagni per sfuggire alla calura.

La sera vado ancora nella città vecchia; per le cene seguo i consigli di Tripadvisor, e mi trovo bene, anche se i prezzi sono ovviamente più alti che nelle altre località (un gelato, che è un po' il mio parametro di riferimento, qui costa 20 kune, cioè circa 2,70 euro). Assisto anche alla performance di alcuni artisti di strada che suonano musica classica percuotendo con dei martelletti una "batteria" di normali bottiglie di varie dimensioni. Fenomenali.

Dubrovnik (Ragusa) - Stradun

Dubrovnik (Ragusa) - Babin Kuk

Dubrovnik (Ragusa) - Babin Kuk

14 luglio 2011: Kotor (Cattaro)

Devo prendere il pullman delle 10.30 per Kotor (in italiano Cattaro), in Montenegro. Sono le 10.45, il pullman delle 11 per Zara è già qui da mezzora e ha già caricato i passeggeri, ma del pullman per Kotor non c'è traccia. Uffa, l'anno scorso ho viaggiato parecchio in pullman in Croazia e ho sempre trovato un servizio efficiente e puntuale. Il pullman fa finalmente la sua comparsa alle 11 e parte alle 11.15. Alla frontiera perdiamo un'ora; non sono abituato a queste cose, dato che all'interno dell'area Schengen (cioè quasi tutta l'Unione Europea più qualche altro paese) i controlli di frontiera non esistono, e quelle rare volte che mi capita di uscirne attraverso i controlli in aeroporto e non a un valico stradale. Al controllo passaporti croato in uscita c'è una lunga fila di auto e pullman; il poliziotto controlla molto accuratamente, e ci mettiamo un sacco di tempo. Il controllo montenegrino in ingresso è invece molto rapido; il poliziotto si limita a guardare distrattamente la copertina del mio passaporto e poi mette un timbro su una pagina a caso, senza nemmeno controllare la foto.

Sul pullman chiacchiero con la signora russa accanto a me, anche lei in vacanza da queste parti. Mi dice che per Croazia e Montenegro, per ragioni di turismo e fino a un mese di permanenza, non hanno bisogno di visto (che è invece richiesto per l'Unione Europea). Mi racconta poi di una sua conoscente andata in Montenegro che, dovendo alla fine trattenersi un po' di più del fatidico mese, era andata ad informarsi presso polizia e ambasciata su come ottenere il visto. Problemi su problemi, finché le dicono: "senta, lei un giorno prenda e vada a farsi un giro a Dubrovnik. Così esce dal Montenegro e poi rientra, e per un altro mese è a posto".

Al primo impatto il Montenegro sembra messo nettamente peggio della Croazia, con un buon numero di edifici brutti o fatiscenti, un aspetto disordinato e strade piene di buche (le auto in circolazione però sono belle; evidentemente la popolazione locale ama spendere soldi in automobili). Le scritte, compresi i segnali stradali, sono tutte in alfabeto latino, anche se penso che ufficialmente siano validi sia l'alfabeto latino che quello cirillico (come in Serbia).

Prendiamo un piccolo traghetto per attraversare la baia di Kotor nel suo punto più stretto (poche centinaia di metri). Il pullman però poi salta la deviazione per Kotor e va dritto verso Budva. Non capisco bene che succede, vedo gente che protesta e il bigliettaio che risponde in malo modo (dal tono, le uniche parole che capisco tra proteste e risposta sono "Kotor", "Budva", e "taxi"). Chiedo ai croati davanti a me (che parlano inglese) se quel pullman va a Kotor oppure no e mi dicono che in teoria sì, in pratica non si capisce, e che in Montenegro la gente è strana e non si può mai sapere. Alla fine intuisco che, probabilmente perché sono molto in ritardo, hanno deciso di saltare la fermata di Kotor (che richiede una deviazione) e di farla solo nel viaggio di ritorno da Budva a Dubrovnik. Per cui, chi come me è diretto a Kotor, si deve sorbire un viaggio extra a Budva e ritorno, per arrivare finalmente a Kotor alle 15.15 (distanza Dubrovnik - Kotor: circa 80 chilometri).

Kotor si trova in fondo all'omonima baia (le Bocche di Cattaro in italiano), una sorta di profondo fiordo tra le montagne. La posizione è molto scenografica; non fosse per clima e vegetazione potrebbe sembrare un grande lago alpino. Lo svantaggio è che dal punto di vista balneare non è un granché, dato che immagino che questo specchio d'acqua, per quanto connesso al mare tramite due stretti, sia piuttosto fermo. La città vecchia di Kotor, cinta da mura, è un labirinto di stradine senza nome, molto bello e ben tenuto. Sembra attrezzata per accogliere un buon numero di turisti, a giudicare da bar e ristoranti, anche se per ora non ce ne sono molti in giro. Arrivando ho visto una nave da crociera in partenza, per cui anche questa è una località toccata dalle crociere. Si nota comunque una netta differenza tra la città vecchia, abbastanza tirata a lustro, e il resto, che appare invece piuttosto malmesso.

Nel tardo pomeriggio salgo alla fortezza di San Giovanni, che domina la città da parecchio più in alto. È una discreta scarpinata tra gradoni di pietra piuttosto sconnessi; arrivo in cima decisamente sudato (fa parecchio caldo) ma il panorama merita (anche se penso sia meglio di mattina, perché al tramonto si ha il sole di fronte). C'è un discreto numero di turisti che arranca sulla salita, tra cui tre ragazzi inglesi uno dei quali a piedi nudi tra queste pietre e sassetti aguzzi. In cima, mentre sto dando un'occhiata alla guida, una turista mi chiede se ci siano notizie sulla fortezza. Non molto, purtroppo, e non si dice quando sia stata costruita e da chi. La turista commenta che altrove ci sarebbe del personale a dare spiegazioni, mentre qui, nonostante si paghino tre euro per salire, non c'è nemmeno uno straccio di pannello esplicativo. Eh già, penso io... senza contare che per esempio nella fortezza di Hvar (dove la salita è molto più breve e agevole) c'è un cocktail bar, mentre qui c'è un tizio seduto per terra con un frigo da campeggio che vende bibite in lattina a prezzi comunque esagerati (tra l'altro, il Montenegro è talmente piccolo che non batte nemmeno una moneta propria, ma usa "abusivamente" l'euro, il che mi fa francamente un po' strano).

La sera, come previsto, Kotor è molto più animata. C'è parecchia gente in giro e seduta ai tavoli di ristoranti e bar, che diffondono musica a tutto volume. Le fortificazioni sulla montagna, che formano una specie di arco, sono illuminate, creando un bell'effetto scenografico. La cena non è un granché, e dando un'occhiata ai menù si direbbe che la cucina qui ha un'impronta meno mediterranea che in Croazia, e i prezzi sembrano più alti.

Kotor (Cattaro) - Piazza San Trifone (Trg svetog Tripuna)

Kotor (Cattaro) - Piazza San Luca (Trg svetog Luke)

Kotor (Cattaro) - Chiesa di Nostra Signora della Salute (Crkva Gospe od Zdravlja)

Kotor (Cattaro) - Fortezza di San Giovanni

15 luglio 2011: Budva (Budua)

Prendo un piccolo e scassatissimo autobus per andare a Budva; l'autobus viaggia lento lento appena la strada sale un po', e con le porte aperte (non so se perché non si chiudono o per far circolare più aria). Budva (in italiano Budua) è la località balneare più famosa del Montenegro. C'è una piccola città vecchia cinta da mura, carina ma nulla di che, stretta in un angolino al margine occidentale di quella che è l'attuale città di Budva. La quale è, semplicemente, orrenda. La città si sviluppa senza alcun criterio, tra orrori architettonici recenti e relitti mezzo diroccati di qualche decennio fa, dietro la spiaggia Slovenska. Spiaggia lunga e davvero brutta, strapiena di gente, stabilimenti balneari (cosa che detesto cordialmente) e musica a tutto volume. A giudicare anche dalle lingue in cui sono scritti menù e cartelli, direi che la clientela di riferimento sono i cafoni russi. Assolutamente terribile, per cui decido di fuggire immediatamente. La guida (che in effetti metteva in guardia dalle "meraviglie" di Budva, motivo per cui ho deciso di far base a Kotor) consiglia di oltrepassare la città vecchia (andando cioè dalla parte opposta rispetto alla plaža Slovenska), aggirare un promontorio seguendo una breve passeggiata pavimentata, e raggiungere la spiaggia di Mogren. Quest'ultima offre in effetti uno spettacolo incomparabilmente migliore e non è niente male, anche se l'acqua non è così limpida come in Croazia e soprattutto anche se il bar dall'aspetto modaiolo che si trova all'inizio della spiaggia spara musica a tutto volume da cui purtroppo non si può scappare, e che dà fastidio anche all'altra estremità (ma minchia, io in spiaggia voglio sentire il rumore delle onde, non la techno).

Il ritorno da Budva a Kotor merita un altro paragrafo sugli autobus montenegrini. I servizi sono sorprendentemente frequenti, ma gli orari sembrano largamente inaffidabili, e i mezzi sono spesso molto malandati (tranne quelli serbi, che operano sui collegamenti con la Serbia e che sembrano normali). Ogni corsa è gestita da una diversa compagnia, magari con un vecchio minibus, e i biglietti sono specifici per la singola corsa (immagino appunto perché i gestori sono diversi). Dato che gli orari non sono spesso rispettati, e non c'è nessun tabellone che mostri la situazione in tempo reale né nessuna indicazione su quale sia la pensilina di partenza, se la stazione è trafficata (e quella di Budva lo è) può non essere semplicissimo individuare il proprio autobus. Dunque arrivo alla stazione degli autobus di Budva e chiedo un biglietto per Kotor: mi dicono che il prossimo autobus è tra 5 minuti, alle 17.55. Vado alle pensiline e non mi è chiaro se il mio autobus sia tra quelli già lì in attesa, per cui chiedo a un addetto, il quale mi risponde che il mio autobus non è ancora arrivato e che se aspetto lì me lo indica quando arriva. Dopo una decina di minuti mi dice che l'autobus è in ritardo: ha appena telefonato all'autista che gli ha detto che sarà lì in una decina di minuti. Va beh, non è un problema, e resto lì ad aspettare. Intanto osservo i tanti autobus che vanno e vengono, e l'addetto della stazione che si dà un gran daffare aiutando i passeggeri a districarsi in quel caos. Aspetto e aspetto, ma del mio autobus nessuna traccia, finché alle 18.45 arriva il successivo; a quel punto l'addetto si fa dare il mio biglietto (e quello di un'altra persona, credo del luogo, nella mia stessa situazione), va in biglietteria a farmelo cambiare con uno per l'autobus delle 18.45, e mi fa salire su quello. Altro viaggio su un autobus scassato (anche se molto meno di quello del mattino), e verso le 19.20 sono finalmente di nuovo a Kotor. Il punto è che il servizio non è particolarmente a buon mercato: Kotor - Budva costa 3,50 euro (sola andata), che per un tragitto di 25 chilometri non è poco, considerata la qualità offerta. Ah, dell'autobus delle 17.55 non ho saputo più nulla. Spero che stiano tutti bene.

Budva (Budua)

Budva (Budua)

Budva (Budua) - Mogren plaža

16 luglio 2011: Sveti Stefan

Riprendo il disastrato autobus di ieri mattina (dove oggi sembra essere in corso un qualche commercio di vecchie autoradio estraibili), stavolta per andare un po' più in là, raggiungendo quella che è probabilmente la località più fotografata del Montenegro, cioè Sveti Stefan. Sveti Stefan è una minuscola isoletta, collegata alla terraferma da un breve istmo di ghiaia, originariamente abitata da pescatori. L'autobus ferma sulla statale, da cui tramite una serie di scale (o una strada) si raggiunge la spiaggia. Non c'è che dire, il posto è tranquillo e suggestivo, e lontano anni luce dagli orrori di Budva (anche se fisicamente sono solo pochi chilometri).

La spiaggia a sud dell'isolotto è molto lunga, di ghiaia rossastra, in buona parte libera e non affollata. L'isolotto di Sveti Stefan è stato però interamente trasformato in un albergo di lusso per cui non ci si può nemmeno avvicinare: l'accesso è bloccato all'inizio dell'istmo. Ho letto, e mi è stato detto, che una bella passeggiata verso nord porta alle spiagge migliori, per cui mi incammino in quella direzione. La spiaggia immediatamente a nord dell'isolotto, molto più piccola di quella a sud, è riservata all'albergo. Si supera poi un promontorio per arrivare alla spiaggia del re, davvero molto bella e con bellissimi colori. Anche qui però un cartello informa che l'accesso è riservato ai clienti dell'albergo, e ci sono guardie piazzate agli accessi per impedire l'ingresso agli intrusi. Proseguo allora oltre un altro promontorio e arrivo alla più piccola ma forse ancora più bella spiaggia della regina, uno spettacolo splendido, ma anche questa è off-limits e piantonata. Colto da odio profondo desidero ardentemente tornare di notte con un esercito di ippopotami e lasciare decorative montagne di sterco da piantonare ad esclusivo uso dei clienti (sterco, mica merda, perché è clientela d'élite). Nel frattempo proseguo e raggiungo il paese di Pržno, dove si trova una spiaggia abbastanza lunga ma interamente ricoperta di lettini a 20 centimetri l'uno dall'altro e coronata da una costellazione di chiassosi ristoranti. Uffa, potrei anche provare a trovare un posto in piedi nei due metri quadri di spiaggia libera... ma anche no, per cui decido di ritornare alla prima spiaggia, dove mi faccio un lungo bagno pensando agli ippopotami. Anche qui ci sono zone lettini, e vicino a dove sono io i lettini (di legno e con il materasso, 30 euro al giorno) sono a circa 15-20 metri dal mare, per cui un po' di gente si sistema con l'asciugamano nella fascia tra i lettini e il bagnasciuga. Per quanto siano a debita distanza dai lettini e non abbiano piantato ombrelloni, dopo un po' arrivano quelli dello stabilimento a farli sloggiare, e così bisogna ammassarsi tutti a lato lasciando tutto quello spazio vuoto, evidentemente perché altrimenti si reca disturbo alla scarsa ma pregiata clientela dei lettini. Stramaledetti stabilimenti balneari, ma quanto vi detesto.

Verso le cinque e mezza risalgo verso la statale, dando un'occhiata alle targhe delle macchine. Noto così che, oltre alle prevalenti targhe montenegrine, ce ne sono parecchie serbe, polacche, e addirittura russe. Mentre in Croazia ci sono molti turisti inglesi, italiani e tedeschi, in Montenegro intorno a me sento parlare quasi solo lingue slave. Immagino che le ferite della guerra non si siano ancora del tutto rimarginate, e che quindi i serbi possano tuttora non essere (o non sentirsi) molto graditi in Croazia. Giunto sulla statale mi apposto alla fermata in attesa del primo autobus utile (ovviamente non ci sono orari affissi); fortunatamente dopo un paio di minuti ne arriva uno che passa per Budva, per cui ci salgo. Data la breve corsa (una decina di minuti), non si prendono nemmeno la briga di farmi pagare, o quantomeno questo è quello che capisco dal gesto dello scazzatissimo bigliettaio. A Budva riprendo l'autobus delle 18.45, che è in perfetto orario fin quando non si imbatte in una colossale coda prima di Tivat. Dopo un po' l'autista fa inversione, salta la fermata di Tivat e punta su Kotor, dove scendo. Se poi a Tivat ci sia andato per un'altra strada non lo so; in questo paese sembra tutto piuttosto approssimativo. Ah, e qui fumano un sacco e dappertutto, infischiandosene dei divieti, compreso l'autista sul pullman mentre guida. Fastidio, molto fastidio.

Sveti Stefan (Santo Stefano di Pastrovicchio)

Sveti Stefan (Santo Stefano di Pastrovicchio) - Kraljeva plaža (spiaggia del re)

Sveti Stefan (Santo Stefano di Pastrovicchio) - Kraljeva plaža (spiaggia del re)

Sveti Stefan (Santo Stefano di Pastrovicchio) - Kraljičina plaža (spiaggia della regina)

17 luglio 2011: ritorno a casa

È ora di tornare a casa, e l'ultimo giorno è tutto di viaggio. L'aeroporto più vicino a Kotor, a neanche dieci chilometri, è quello di Tivat (Teodo), che però non offre voli per Vienna, Monaco o Francoforte (ci sono soprattutto voli per la Russia - molti ogni giorno - e per Belgrado). Le possibilità erano allora Podgorica, capitale del Montenegro, e Dubrovnik, che si trovano più o meno alla stessa distanza da Kotor. Dato che i collegamenti con la Croazia sono però pochi e c'è la frontiera di mezzo, ho scelto Podgorica. Prendo quindi un minibus per la capitale, passando ancora da Budva e poi da Cetinje (Cettigne), un paese sperduto in mezzo alle montagne che del Montenegro è stato la capitale fino al 1946.

Ora, anche secondo la Lonely Planet a Podgorica non c'è niente da vedere, motivo per cui non ho programmato di fermarmi. Non mi aspettavo quindi nulla, ma la realtà, per quello che posso vedere dalla strada (e comunque la stazione degli autobus, cartina alla mano, è praticamente in centro), è nettamente peggiore di quanto immaginassi: Podgorica appare di una bruttezza e una desolazione sconcertanti. Arrivo alla stazione degli autobus, e non ci sono collegamenti con l'aeroporto. Secondo la guida dovrebbe esserci una navetta (poco frequente) che però parte da qualche altro punto della città, e dato che non ho nessuna voglia di vagare per Kabul alla ricerca di questa navetta mi dirigo verso i taxi. Appena mi vede avvicinarmi, un tassista mi chiede "aeroporto?". E già, in quale altro posto vuoi andare se sei appena arrivato in questa città e non prendi appena puoi un altro autobus per andare subito da qualche altra parte? All'aeroporto ovviamente, perché di certo non hai intenzione di restare a Podgorica... L'aeroporto è a una decina di chilometri, 10 euro mi sembrano una cifra accettabile (il bus secondo la guida ne costa 3), per cui andiamo. Ovviamente il tassista guida senza cintura e sta per tutto il tempo al cellulare, usando l'altra mano per gesticolare e di tanto in tanto dare un colpo di clacson. Dall'autoradio esce una musica che a me suona turca, ma che immagino invece essere il famigerato turbofolk serbo (famigerato perché me ne ha parlato il mio amico serbo Srdjan, che lo detesta).

L'aeroporto di Podgorica (che ha ancora il codice TGD di quando la città, in onore di Tito, si chiamava Titograd) è il più piccolo che abbia mai visto, più piccolo di un autogrill, ma il terminal è nuovo e moderno. Anche qui, tutti che fumano, piloti seduti al bar compresi. Il mio volo Austrian Airlines, previsto per le 15.00, parte con quasi 10 minuti di anticipo, per cui poco dopo le 16 sono a Vienna e alle 18.15 sono a Innsbruck. Il tempo non è un granché, ma guardando queste montagne appena sceso dall'aereo mi sento a casa. Anche se non c'è il Mare.

(Altre foto di questo viaggio sono disponibili qui. Sono inoltre disponibili il diario del mio viaggio in Croazia del 2010 e le relative foto.)

Autunno

Innsbruck - Nordkette

Betulla

Foglie d'autunno

Autunno

Autunno

Diario di viaggio: Croazia

5 luglio 2010: arrivo a Zagabria

Un anno dopo essermi trasferito a Innsbruck, per la prima volta è da qui che parto per le vacanze. La meta di quest'anno è la Croazia: prendo il volo delle 11.50 per Vienna, e da lì volo a Zagabria dove arrivo alle 14.30. L'aeroporto di Zagabria è minuscolo e la consegna bagagli rapida, per cui recupero subito il mio zaino; mi rifornisco di moneta locale (la kuna croata; e noto che le lingue disponibili al bancomat sono croato, italiano e inglese) e prendo l'autobus che porta in città. Dalla stazione degli autobus, che è fuori dal centro, prendo poi un tram; la rete tranviaria sembra buona, con corse frequenti e mezzi perlopiù moderni (e anche su quelli più vecchi, comunque, c'è il display che indica il nome della fermata, che a Milano non c'è...). C'è il sole e fa piuttosto caldo; prendo un gelato, davvero buono. Faccio un primo giro orientativo del centro, poi doccia ed esco per cena. È impressionante la quantità di locali, bar e caffè, anche considerando che non penso che Zagabria sia una meta particolarmente battuta dai turisti.

6 luglio 2010: Zagabria

Oggi mi dedico a Zagabria. Il centro cittadino è diviso in due: la città alta di origine medioevale a nord (costituita da due borghi originariamente separati e rivali, Kaptol e Gradec, che si trovano su due collinette) e la città bassa ottocentesca a sud. Inizio dalla prima, piccola ma piacevole, con la cattedrale e le vie acciottolate, che a tratti ricorda un pochino Praga. Vi si tiene anche un affollato mercato, che vende soprattutto fiori e frutta, in un tripudio di colori. Nella città bassa ci sono invece alcuni bei giardini, molto curati, che portano fino alla stazione ferroviaria, e il teatro nazionale. Al confine tra città alta e città bassa si trova la piazza principale, Trg bana Jelačića, non particolarmente bella ma sempre piena di gente che passa, si ferma, sale e scende dai tram che fermano in continuazione. È un luogo interessante perché sembra che la vita della città vi fluisca attraverso.

Nel complesso, Zagabria sembra una città ordinata e pulita, di stampo mitteleuropeo. Da vedere non c'è moltissimo, ma per un giorno direi che vale la pena di essere visitata, anche per vedere una città diversa da quelle della costa. E sono davvero impressionato dalla quantità di bar: intere vie pedonali (soprattutto Tkalčićeva) sono un susseguirsi ininterrotto di locali con i tavoli all'aperto, tutti strapieni anche in un anonimo martedì.

Zagabria - Trg bana Jelačića

Zagabria - Cattedrale

Zagabria - Crkva svetog Marka (Chiesa di San Marco)

Zagabria - Hrvatsko narodno kazalište (teatro nazionale croato)

7 luglio 2010: Parco nazionale dei laghi di Plitvice

Poco più di due ore di pullman (dove la signora accanto a me beve grappa, e mi offre un cicchetto che cortesemente rifiuto...) e da Zagabria arrivo al famoso parco nazionale dei laghi di Plitvice. Si tratta di un insieme di laghi e laghetti di colore turchese che si trovano su vari livelli, collegati da cascate, in un trionfo di acqua, verde e azzurro. In una parola sola: meraviglioso. È probabilmente il più bel luogo naturale che mi sia capitato di vedere, così "perfetto" che sembra costruito apposta. Il parco è molto ben tenuto e la visita ben organizzata, con diversi possibili percorsi chiaramente segnalati. Faccio quello completo, per circa sei ore di cammino molto tranquillo, soste fotografiche incluse. Dall'ingresso un trenino-pullman porta ai laghi superiori, più piccoli e circondati da boscaglia e canneti. Terminata la prima parte del percorso (forse la più bella), si arriva al lago più grande, dove un battello porta sull'altra sponda (i trasporti interni al parco sono compresi nel biglietto di ingresso). Si prosegue quindi l'itinerario a piedi con i laghi inferiori, più grandi e circondati da pareti rocciose, per poi tornare al punto di partenza sfruttando ancora il trenino-pullman.

Per avere più tempo a disposizione ho scelto di pernottare in uno degli alberghi del parco, in stile vagamente sovietico-socialista. Si possono anche affittare camere da privati nei dintorni, ma muovendomi in pullman sarebbe stato un po' più problematico. Cena nell'unico ristorante dei paraggi, nello stesso stile dell'albergo, che ovviamente fa della sua unicità il suo punto forte (cibo accettabile, ma prezzi eccessivi). Ad ogni modo, valeva assolutamente la pena di visitare questo posto.

Parco nazionale dei laghi di Plitvice

Parco nazionale dei laghi di Plitvice

Parco nazionale dei laghi di Plitvice

Parco nazionale dei laghi di Plitvice

Parco nazionale dei laghi di Plitvice

8 luglio 2010: Zara

Prossima tappa Zara. Il tizio che fa i biglietti sul pullman (sono sempre in due: uno guida e l'altro fa i biglietti, eventualmente alternandosi) non spiccica una parola in una lingua diversa dal croato, il che crea qualche problema di comunicazione con i passeggeri. Fortunatamente due ragazze si improvvisano interpreti; considerando comunque che la maggior parte dei passeggeri è costituita da turisti stranieri, un minimo di conoscenza dell'inglese da parte del personale sarebbe opportuno.

Arrivo a Zara verso l'una, e fa un gran caldo. Zara fa un effetto decisamente diverso rispetto a Zagabria: a parte l'ovvia aria mediterranea e non mitteleuropea, sembra sporca, malmessa e disordinata. Per la conformazione della città vecchia, circondata su tre lati dal mare, e per le sue stradine bianche, ricorda vagamente Cadice, in Spagna. Però, diciamocelo: checché ne dica la Lonely Planet, Zara non è poi un gran che. Il centro storico ha alcuni monumenti significativi e può offrire una passeggiata piacevole, ma nel complesso non dice molto (credo comunque sia stato pesantemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale). Per molti, come nel mio caso, Zara è "di strada" e per questo è un buon punto di sosta; come meta di per sé, però, non la terrei in grande considerazione.

Un'opera moderna mi ha invece positivamente colpito. All'estremità della città vecchia, sulla punta della penisola, c'è un'ampia gradinata che scende nel mare. Questa già di per sé è una bella idea, e infatti il posto è pieno di ragazzi (del luogo, credo) che si tuffano e fanno il bagno. Ma la cosa straordinaria è che all'interno dei gradini è stato realizzato un organo marino: il mare, muovendo l'aria che esce da un sistema di fori, produce una "musica" ipnotica. Singolare, e molto bello.

Cena ottima davvero, a un prezzo per cui a Milano si mangia poco più di una pizza (e invece qui ho avuto pasta fatta in casa con i tartufi, e una bella bistecca).

Zara - Cattedrale di Sant'Anastasia

Zara - Chiesa di San Donato

Zara - organo marino

Zara - lungomare

9 luglio 2010: Ugljan (Ugliano)

Chiedo all'ufficio turistico quali escursioni si possano fare in giornata da Zara e mi consigliano Plitvice; dato che dico che ci sono appena stato suggeriscono le isole Incoronate (Kornati in croato). Queste ultime però, a meno di avere una barca propria, sono raggiungibili solo partecipando a una di quelle gite tutto-organizzato-tutto-compreso che non sono esattamente il mio genere. Decido allora di fare la cosa più semplice, cioè un giro a Ugliano (Ugljan in croato), l'isola che si trova di fronte a Zara e che è raggiungibile in 20 minuti con il traghetto Jadrolinija (che parte ogni ora). Il traghetto attracca nel piccolo paese di Preko (Oltre in italiano), dove non c'è nulla di interessante, ma non importa perché oggi voglio solo fare un po' di mare. C'è poca gente, e da quel che sento sono quasi tutti croati (e qualche italiano). Mi piace il suono della lingua croata (che è praticamente uguale a quella serba), e non sono molte le lingue che mi fanno lo stesso effetto (per esempio, trovo inascoltabile il francese e non molto attraenti il tedesco e l'inglese). Sarà perché è piena di parole che finiscono per vocale e risulta, come l'italiano, una lingua "cantata", e perché è piena di suoni dolci e priva di quegli sputazzi e raschi in gola che si trovano in altre lingue come l'inglese (i primi), il tedesco (i secondi), o lo spagnolo (entrambi).

A Preko ci sono alcune spiaggette di ghiaia (la sabbia su questo lato dell'Adriatico credo sia pressoché inesistente), e l'acqua è limpida (beh, la ghiaia aiuta in questo senso). Penso sia più che altro una meta per la classica gita fuori porta e picnic da parte della gente del posto. Il punto più bello è l'isolotto di Galovac, che dista meno di 100 m (nei quali più o meno si tocca, tra l'altro), per cui in mezzo si forma una sorta di piscina naturale di acqua turchese. Tornato a Zara, mi godo il tramonto dal lungomare.

Ošljak

Ugljan (Ugliano) - Galovac

Zara - tramonto

10 luglio 2010: Spalato

Oggi trasferimento a Spalato. A Zara entro per sbaglio nella stazione dei treni (che è accanto a quella dei pullman), e sembra un edificio abbandonato. Avevo letto che il servizio ferroviario in Croazia non è un gran che, e se questa è l'immagine non posso che confermare. La rete dei trasporti via autobus invece è estesa e piuttosto ben organizzata, con mezzi frequenti e prezzi ragionevoli. Prendo quindi il pullman per Spalato (tre ore e passa), che è strapieno, con gente in piedi (consiglio vivamente di prenotare uno o due giorni prima, quando possibile), anche se per fortuna molti sono diretti alle spiagge fuori Zara e quindi scendono dopo non molto. La costa, in particolare nelle zone di Sebenico e Primošten (Capocesto in italiano) è bella e frastagliata, con parecchie calette di acqua azzurra.

Spalato dà l'idea di una città piuttosto grande, ma meglio curata e organizzata di Zara. L'attrazione più famosa e significativa è il Palazzo di Diocleziano, la cui origine risale al III secolo. Non si tratta però di quello che ci si potrebbe immaginare da un palazzo di epoca romana, cioè delle rovine adibite a museo, ma fondamentalmente di un piccolo quartiere che costituisce più o meno metà del centro storico di Spalato. Infatti, dopo la distruzione della vicina città romana di Salona da parte dei barbari, gli abitanti si rifugiarono nel vecchio palazzo imperiale fortificato, trasformandolo in una nuova città che divenne poi Spalato. Per questo motivo il palazzo è stato ampiamente rimaneggiato durante i secoli successivi, e oggi è un labirinto di stretti vicoli lastricati di marmo tra palazzi bianchi. È un luogo molto suggestivo in cui perdersi, camminando senza fretta con il naso all'insù per scoprire qua e là una bifora o dei capitelli, e fermandosi nei tantissimi bar e negozietti che vi si trovano. La piccola piazza al centro del palazzo, il Peristilio, sembra il set di un film sull'antica Roma; vi si affacciano quello che era il mausoleo di Diocleziano, poi trasformato in chiesa (ora è la cattedrale di Spalato), con un magnifico colonnato, e altri edifici. Sembra di aver fatto un viaggio nel tempo. Il bar della piazza non ha tavolini all'esterno, ma cuscini color porpora e vassoi di legno appoggiati sui gradini di marmo. L'altra metà del centro storico, al di fuori del palazzo, non è poi molto diversa (anche se ovviamente non è così antica), e offre un paio di belle piazze. Tutto molto pulito e ben tenuto. Infine, va citata la famosa Riva, cioè l'ampio lungomare cittadino, pieno di aiuole e caffè, con cui il centro storico si affaccia sul porto.

Spalato - Palazzo di Diocleziano, Peristilio

Spalato - Palazzo di Diocleziano, Peristilio e Cattedrale

Spalato - Riva

Spalato

11 luglio 2010: Trogir (Traù) e Spalato

Stamattina vado a visitare Trogir (Traù in italiano), che si trova a poco più di 30 km da Spalato (vicino all'aeroporto), ed è collegata molto di frequente. Il centro medioevale di Trogir sorge su una piccola isola, e offre una cattedrale in stile veneziano (da vedere, in particolare il portale e il panorama dal campanile) affacciata su una bella piazza, e la possibilità di una piacevole passeggiata tra i suoi vicoli.

Dopo una pizza e un caffè (buoni entrambi, ma direi che qui è la norma) faccio ritorno a Spalato. Fa caldo, e tra ieri pomeriggio e stamattina ho avuto una dose sufficiente di storia e monumenti, per cui ora vorrei andare a rilassarmi un po' al mare. Ci sono alcune spiagge in città, sia a ovest che a est del centro storico. L'esperienza non è però un gran che, e le prime che vedo sono un carnaio infernale (anche perché, essendo domenica, immagino che l'intera città si sia riversata qui). Alla fine faccio comunque il bagno, per quanto non molto soddisfatto (anche l'acqua non è particolarmente bella).

A conclusione della giornata, un'altra buona cena. Da queste parti si mangia molto bene (la cucina è piuttosto simile a quella italiana, in realtà), e i prezzi sono ragionevoli. L'unica cosa inquietante che ho visto (spesso!) sui menù, accanto agli onnipresenti spaghetti alla bolognese, sono dei misteriosi "spaghetti alla milanese", che da uomo della Bassa lombarda non ho mai sentito nominare. Saranno spaghetti impanati e fritti e poi bolliti con lo zafferano? Decido che non lo voglio sapere...

Trogir (Traù) - Cattedrale di San Lorenzo (Katedrala sv. Lovre)

Trogir (Traù) - Trg Ivana Pavla II

Trogir (Traù)

12 luglio 2010: Brač (Brazza)

Vista l'esperienza negativa di ieri con le spiagge di Spalato, decido di andare su una delle isole vicine. La più bella dovrebbe essere Hvar (Lesina in italiano), ma senza auto è difficile da visitare in giornata (anche perché il traghetto non porta a Hvar città; c'è un catamarano che ci arriva ma ha orari incompatibili con una visita in giornata). Opto allora per la più vicina isola di Brač (Brazza in italiano), e dopo 50 minuti di traghetto sono a Supetar (San Pietro della Brazza). Secondo la Lonely Planet la località più interessante è Bol (Vallo della Brazza), dall'altra parte dell'isola, ma si tratta di farsi ancora un'ora di pullman per arrivarci (e poi un'altra per tornare). Dato che non ne ho molta voglia, e che comunque qui non sembra male, mi fermo a Supetar. Fatto il bagno e mangiata una pizza, trovo un posto tranquillo per passare le ore più calde della giornata. Sonnecchiare in riva al mare all'ombra dei pini, con solo il rumore del vento e delle onde, è un pezzetto di paradiso. Rifaccio il bagno in queste acque cristalline, e poi è ora di tornare a Spalato. Penso che queste isole meriterebbero di essere esplorate, e che vi fosse dedicato più tempo, ma con un mezzo proprio a disposizione.

Brač (Brazza) - Supetar (San Pietro della Brazza)

Brač (Brazza) - Supetar (San Pietro della Brazza)

Brač (Brazza)

13 luglio 2010: Dubrovnik (Ragusa)

Oggi ultimo trasferimento, da Spalato a Ragusa, ormai meglio nota anche in italiano con il nome croato di Dubrovnik. È un viaggio piuttosto lungo (quasi cinque ore) anche perché, come al solito, il pullman non percorre l'autostrada (a parte un primo tratto) ma la strada costiera, sicuramente più panoramica ma anche più lenta. La costa è alta, bella, e non sembra particolarmente urbanizzata. La costa croata è interrotta per un breve tratto dall'unico sbocco al mare della Bosnia Erzegovina, che separa la zona di Dubrovnik dal resto del paese, per cui si attraversa due volte la frontiera (con relativo controllo passaporti) in poco più di 10 km.

Dedico il pomeriggio alla visita di Dubrovnik. La città è sicuramente bella, ma come tutti i posti belli e molto famosi è strapiena di turisti e decisamente cara, molto più cara del resto della Croazia. Per esempio, se un gelato due gusti a Zagabria, Zara e Spalato costa 12 kune (1,65 euro) o al massimo 14, qui ne costa 20 (2,75 euro), che è una bella differenza. Inoltre, al contrario di Spalato, dove pure la presenza turistica è significativa, qui tutto nel centro storico sembra esistere praticamente solo in funzione del turismo e dei turisti, dando quindi l'impressione di una cosa un po' artificiale. Ad ogni modo, ripeto, bella e sicuramente da vedere. Una delle attrazioni più famose di Dubrovnik è la cerchia di mura, che è interamente percorribile a piedi. Ne vale la pena, ma attenzione che il percorso è lungo (un paio di chilometri, ma ci sono alcune "vie di fuga" utilizzabili senza dover necessariamente fare tutto il giro) e pieno di gradini (le mura vanno su e giù, non sono in piano).

Cena abbastanza buona, ma cara (cioè a prezzi "italiani"). La quantità di gente in giro la sera sullo Stradun (la via principale della città vecchia) è impressionante.

Dubrovnik (Ragusa) - Stradun

Dubrovnik (Ragusa) - Palazzo Sponza

Dubrovnik (Ragusa)

Dubrovnik (Ragusa)

14 luglio 2010: Mljet (Meleda)

Oggi decido di visitare l'isola di Mljet (Meleda in italiano), che per metà è parco nazionale. Da Dubrovnik ci si può arrivare con il traghetto Jadrolinija, che però porta solo a Sobra (Porto Mezzo), dove a quel che ho capito non c'è nulla, oppure con un più veloce catamarano che in un'ora e mezza porta a Polače (Porto Palazzo), nel parco nazionale. Arrivato a Polače vedo biciclette a noleggio, e probabilmente sarebbe quello il mezzo più indicato per spostarsi in zona, ma oggi fa troppo caldo per cui opto per i pulmini del parco. La principale attrazione dell'isola sono due laghi, il maggiore collegato direttamente al mare da uno stretto, e il minore collegato al primo da un piccolo canale. Nel lago più grande si trova anche un'isoletta, raggiungibile in barca, con un ex monastero (che oggi ospita un ristorante). I laghi sono veramente belli, con colori magnifici, e farci il bagno è un'esperienza paradisiaca. Purtroppo il catamarano per Dubrovnik riparte alle cinque, per cui il tempo che ho a disposizione è poco. Direi che Mljet meriterebbe un po' più di tempo e di calma, magari fermandosi una notte (anche se penso che le possibilità di alloggio non siano molto numerose). A cena a Dubrovnik opto per una pizza, e per la prima volta non è un gran che.

Mljet (Meleda) - Veliko jezero (Lago Grande)

Mljet (Meleda) - Veliko jezero (Lago Grande)

Mljet (Meleda) - Malo jezero (Lago Piccolo)

Mljet (Meleda) - Veliko jezero (Lago Grande)

15 luglio 2010: Lokrum (Lacroma)

Ultima giornata intera in Croazia, che decido di dedicare al mare. La meta è Lokrum (Lacroma in italiano), piccola isola che si trova di fronte a Dubrovnik (ci si arriva in un quarto d'ora con un servizio di barche molto frequente). L'isola è una riserva naturale (ospita tra l'altro una colonia di pavoni) e non ci si può pernottare; anche qui c'era un monastero, e quel che ne è rimasto ospita ora un ristorante. Lokrum è una buona e facile opportunità per sfuggire alla folla di Dubrovnik, facendo il bagno dagli scogli o riposandosi nel bosco. C'è anche un laghetto (detto "mar morto") in cui si può fare il bagno, o tuffarsi dalla parete rocciosa adiacente.

Lokrum (Lacroma)

Lokrum (Lacroma)

Lokrum (Lacroma)

16 luglio 2010: Dubrovnik e ritorno a casa

Vacanza purtroppo finita; oggi si torna a casa. Ho il volo da Dubrovnik per Vienna alle 15.25, per cui decido di dedicare la mattinata a un ultimo giro della città vecchia. Speravo di trovare aria un pochino più fresca, e invece già in tarda mattinata ci sono 38 gradi. Faccio ancora qualche foto ma, caldo a parte, ci sono orde di turisti. In particolare, qui a Dubrovnik oltre ai viaggi organizzati in pullman arrivano anche le crociere, le quali scaricano in città un numero di persone impressionante. Quando ti imbatti in questi gruppi è come quando incontri un gregge di pecore per strada: c'è poco da fare, solo mettersi a lato e aspettare che passi.

Dopo pranzo raggiungo l'aeroporto (mezzora scarsa di pullman), moderno e direi più grande di quello di Zagabria. Il volo per Vienna è in ritardo; riesco per un pelo a prendere la coincidenza per Innsbruck ma il mio zaino non ce la fa e prende il volo successivo, per cui me lo riconsegnano in tarda serata.

La Croazia mi è piaciuta molto, sia per quanto riguarda le città (in particolare Spalato e Dubrovnik), che la natura (i laghi di Plitvice sono stupendi) e la costa. Innsbruck è tutt'altro che un brutto posto dove vivere, e non è affatto male svegliarsi la mattina e vedere, dalla finestra, le montagne. Ma forse, è meglio il Mare.

(Altre foto di questo viaggio sono disponibili qui)

Primavera a Innsbruck

1989 - 2010

Riposa in pace, piccola Minu, sotto quel rosmarino dove ti piaceva, d'estate, stare a sonnecchiare. Riposa in pace, sotto il tuo rosmarino, e grazie per tutto quello che ci hai dato.

Minu

Minu

Minu

Minu

Minu

Finalmente sulla Nordkette

Dopo quasi nove mesi qui a Innsbruck, oggi finalmente sono stato sulla Nordkette, la catena montuosa immediatamente a nord della città. Non abbiamo raggiunto Seegrube (dove arriva il primo troncone della funivia, a 1900 metri) per via della neve; siamo comunque andati oltre i 1500 m partendo dai 600 m scarsi di Innsbruck, per un cammino di circa 25 km. Comunque, una bella camminata... :-)

Nordkette

Nordkette

Nordkette

(Altre foto sono disponibili qui, grazie a Srdjan)

Altstadt Innsbruck

Nella città vecchia (Altstadt) di Innsbruck si possono vedere delle belle insegne in ferro battuto. Ne ho fotografate un paio qui sotto, con il tetto d'oro sullo sfondo.

Innsbruck - insegna in ferro battuto e tettuccio d'oro

Innsbruck - insegna in ferro battuto e tettuccio d'oro

Chilometri

Poco più di un mese fa ho cominciato a tenere traccia delle distanze che percorro a piedi (su suggerimento di un amico che fa lo stesso), con l'aiuto del GPS sul cellulare e di Google Maps. L'ho fatto più che altro per tenere traccia di quando vado a correre (oddìo, probabilmente correre è una parola grossa...), ma già che c'ero ho incluso anche le camminate. Ebbene, oggi vedo che in questo mese (febbraio, che finisce oggi), il totale ammonta a circa 210 chilometri, di cui circa 70 di corsa. Considerato che non ho fatto nulla di straordinario in questo periodo, sinceramente è molto di più di quello che mi sarei immaginato. Non che mi dispiaccia, ovviamente.

Tautology club

Geniale...

(da xkcd)

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